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Amici o conoscenti?

Psicologia
03 settembre 2013

Maneggiare con cura

di Giuliana De Stefani
Nel mondo dei social network instauriamo relazioni con centinaia di persone. Ma tra popolarità e schietta intimità, c’è un abisso impossibile da colmare.
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Psicologia
03 settembre 2013 di Giuliana De Stefani

Durante l’estate, complici le ferie e le vacanze, siamo tutti un po’ più aperti, rilassati, ben disposti nei confronti degli altri e fare nuove conoscenze diventa molto più facile…

L’allargamento della propria cerchia di conoscenze incrementa notevolmente l’autostima: il fondamentale bisogno di riconoscimento che abbiamo viene soddisfatto da un accresciuto numero di persone che ci chiamano per nome, ci telefonano, ci mandano SMS ed email.

Questo fenomeno, “l’essere noto a molti”, tecnicamente viene definito popolarità, e implica che il soggetto sia al centro di una rete di potenziale collegamento con molte persone: chi segretamente brama di diventare famoso in qualche campo si attiva molto nella promozione di situazioni di gruppo per farsi conoscere e mettersi in mostra. Per questo tipo di soggetto, il numero delle conoscenze è già di per sé un criterio per valutare il proprio valore.

Naturalmente c’è un secondo criterio, più selettivo, nella costruzione della propria rete di conoscenze: le aree o i settori d’interesse più appetibili per ognuno di noi.

Così il politico potrebbe frequentare più politici, amministratori e imprenditori, e viceversa; l’atleta si relazionerà con atleti, squadre, allenatori, sponsor, spettatori; l’artista cercherà di circondarsi di artisti, critici e galleristi, e così via…

Il linguaggio comune che si sviluppa in gruppi affini o complementari sotto il profilo dell’interesse e dell’utilitarismo va a costituire una malta cementizia del rapporto di conoscenza, e la comunicazione può fluire sulla base di una buona intesa verbale. Usualmente la persona non ha un singolo interesse monotematico (fissazione), ma al contrario è inserita in molti contesti che generano interessi specifici: la famiglia, il lavoro, lo studio, il volontariato, gli hobby, lo sport, lo svago. Potenzialmente, in quanti più ambiti una persona si impegna, tante più conoscenze e relazioni personali potrà sviluppare.

Le relazioni di conoscenza possono avere intensità e profondità molto differenti, da un semplice saluto di riconoscimento alla confidenza su una pena personale al bar dopo quattro calici di vino.

Fino a quando durano queste relazioni? In teoria anche tutta la vita, se ciò che ci interessa è mantenere alta la “popolarità”, per ogni evenienza futura… I nostri stessi cicli di vita spostano e avvicendano nuovi interessi personali che soppianteranno alcuni dei precedenti.

In pratica i rapporti di “conoscenza” sono fortemente condizionati dall’efficacia che hanno nella soddisfazione di un nostro bisogno o di un’utilità, anche se non ne siamo pienamente consapevoli, altrimenti tendono a decadere e a lasciare il passo a nuovi promettenti incontri.

Sarebbe molto interessante fare un sondaggio tra le persone che frequentiamo: quanti amici hanno?

A me è capitato di ricevere risposte molto diverse, da “nessuno” a “qualche centinaio”, passando per “uno, due o tre”. È chiaro che questo argomento è di tenore ben più complesso rispetto alle “conoscenze”.

Dal mio sondaggio, il primo elemento dichiarato ed essenziale che caratterizza un rapporto di amicizia è la fiducia tra due persone, che deve essere reciproca ed evidente. L’assenza di riserve mentali, la sincerità e la schiettezza nel rapporto sono dei requisiti per essere e avere un “amico”, e si evidenziano quando nasce un conflitto: si parla faccia a faccia e non alle spalle con terze persone. Sentimenti negativi come l’invidia e la competizione, frequenti in chi ha scarsa autostima, sono altamente distruttivi.

Il secondo fattore essenziale è il senso di protezione: gli amici si sostengono e da loro ci si aspetta comprensione in tutte le circostanze avverse e nelle difficoltà. Questo è l’unico senso del “volersi bene” tra amici: volere il bene dell’altro andandogli incontro per capire il suo pensiero e le sue necessità, insomma ascoltarlo senza mettersi sulla difensiva.

Il terzo fattore richiesto in un rapporto di amicizia è la sensibilità. Naturalmente la soggettiva disposizione alla sensibilità nei rapporti dipende principalmente da quanto l’educazione ricevuta sia stata improntata al sostanziale rispetto degli altri (non quello di facciata, solo formale). La sensibilità è un atteggiamento connesso all’intelligenza emotiva.

Così l’empatia, la capacità di sintonizzarsi con il proprio interlocutore, di sentire il suo stato d’animo, percepire con interesse le sue richieste anche implicite, diventa lo strumento basilare per relazionarsi con gli altri. Naturalmente per essere empatici, cioè più intelligenti nei rapporti, bisogna accantonare un po’ il proprio egocentrismo (il pensare a sé, anche per compiangersi) per prendere seriamente in considerazione l’“amico”. È piuttosto frequente infatti che le persone che si dichiarano fragili, facili a essere ferite, ipersensibili e insicure, si comportino senza la normale delicatezza e sensibilità nei confronti degli altri.

Se questi tre aspetti (fiducia, protezione e sensibilità) sono tutti presenti, è probabile che il rapporto di amicizia che si sta sviluppando possa diventare un eccezionale contenitore di intimità.

Questa per la psiche è il nutrimento più ambito: nell’intimità dormiamo accanto a qualcuno, non abbiamo paure, ci rilassiamo completamente, condividiamo serenamente anche gli eventi negativi. Essere nudi in un rapporto di amicizia è molto confortante e gratificante, non sei mai solo anche se il tuo amico abita a 2.000 chilometri e non lo vedi da sei mesi: non dipende strettamente da contingenze, interessi pratici, semplici occasioni.

Se nasce con questi requisiti può essere eterno e tollerare tutte le metamorfosi che le persone subiscono nel corso degli anni, facendole sempre riconoscere e voler bene… nonostante tutto. Direi che è un privilegio.

Con un amico così sei profondamente intimo anche se parli di biciclette o di smalto per le unghie. Con un conoscente non sei intimo nemmeno se parli del tuo rapporto matrimoniale in crisi o di un tuo aborto.

Purtroppo non si giunge facilmente a una condivisione sul significato reale dei due termini: per molte persone la descrizione che precede relativa alle “conoscenze” potrebbe essere vissuta come svalutativa.

In realtà è solo oggettiva: i rapporti di conoscenza si sviluppano e decadono rapidamente in numero anche elevato, e non dovrebbero essere eccessivamente intimi ma semplicemente ispirati a un “atteggiamento amichevole”.

I social network e la tecnologia della comunicazione, così come gli alcolici e le sostanze, ma anche l’entusiasmo di una bella compagnia di compagni di giochi, ci fanno dimenticare che l’intimità richiede il faccia a faccia e, soprattutto, non è un gioco…

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