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Aquileia, tra presente e futuro

Turismo
10 marzo 2017

Capitale morale

di Andrea Doncovio
Anche quest'anno il sogno della nomina a Capitale italiana della cultura si è arenato in finale. Assieme al vicesindaco (e assessore proprio alla cultura) abbiamo cercato di capire perché
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(ph. Fondazione Aquileia)
Turismo
10 marzo 2017 di Andrea Doncovio Image

Per il terzo anno consecutivo, Aquileia è giunta nella rosa delle città finaliste per il titolo di Capitale italiana della cultura, mancando però la vittoria. Assieme al suo vicesindaco – e assessore proprio alla cultura – abbiamo cercato di comprendere i motivi dell’insuccesso. Ma anche gli sviluppi futuri di un polo archeologico unico in Friuli Venezia Giulia.

Vicesindaco Contin, anche questa volta la candidatura di Aquileia a Capitale italiana della cultura non ha ottenuto il successo finale: a suo avviso perché?

«L’ingresso di Palermo fra le candidate ha creato delle disparità evidenti, è difficile competere con una città così grande. Le altre erano tutte molto più piccole; ora che le città metropolitane potranno accedere al bando, per le piccole non c’è più storia».

Ha delle recriminazioni o è stato fatto tutto quello che si poteva?

«Abbiamo lavorato molto, ma avremmo potuto creare migliori sinergie con gli altri poli culturali della regione che hanno molti legami storici con Aquileia, Palmanova e Cividale. Con Grado sarebbe stato impossibile perché la giunta non si era ancora insediata; inoltre una delle idee che abbiamo presentato riguardava l’archeologia pubblica che, forse, non siamo ancora pronti a realizzare come invece si sta facendo in altre Regioni».

Quali erano a suo avviso i punti forti del progetto presentato?

«Principalmente la forza di un progetto culturale per lo sviluppo, anche economico, del territorio e la coralità che ha contraddistinto la stesura del dossier: infatti i partner di progetto, oltre al Comune, erano la Fondazione (e quindi la Regione) la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, la Società per la Conservazione della Basilica (che fa riferimento alla Diocesi di Gorizia), la Provincia di Udine, l’Associazione Nazionale per Aquileia, il Gruppo Archeologico, il Club per l’UNESCO, l’Associazione degli imprenditori e la Pro Loco».

Dopo avere presentato a Roma, all’apposita commissione, il dossier sulla candidatura aquileiese quali erano state le impressioni e i commenti ricevuti?

«Qualche settimana prima dell’audizione il Ministero ha fatto incontrare tutte le finaliste ad Aliano in provincia di Matera, qui abbiamo potuto scambiarci informazioni e contatti, ma è importante dire che saremo tutte inserite nella Rete delle città della cultura che ci permetterà di avere visibilità e di partecipare a numerose iniziative culturali. Ho partecipato all’audizione il 10 gennaio assieme al sindaco Spanghero, al direttore della Fondazione Tiussi e all’assessore al turismo Scarel. La mia impressione è stata molto positiva, i componenti della giuria provenivano da ambienti molto diversi e hanno posto numerose domande, anche insidiose, e alla fine ci hanno fatto i complimenti».

Senza il contributo da un milione di euro che garantiva la nomina nazionale, il progetto – o almeno parte di esso – potrà comunque essere realizzato in futuro?

«Cercheremo altre fonti di finanziamento, assieme alla Soprintendenza, proprietaria dell’Essiccatoio Nord, ma anche assieme agli altri partner con i quali abbiamo condiviso l’idea dell’archeologia come mezzo per educare al patrimonio culturale e la possibilità che Aquileia diventi centro per il dialogo interculturale e inter-religioso. Sicuramente la riqualificazione  dell’Essiccatoio Nord rappresenterebbe una vera svolta nell’offerta turistica: sarebbe, infatti il punto di partenza del circuito ideale di visita ai siti archeologici, punto di riferimento anche per i molti studiosi e le Università. L’amministrazione comunale ha già predisposto da tempo i parcheggi e i bagni pubblici nelle vicinanze, la mancata apertura dell’edificio che - lo ricordo - era stato costruito per il Giubileo del 2000, ha determinato un arresto di tutte le progettualità per quell’area, oltre all’inevitabile malcontento della popolazione».

Quali sono le prossime azioni che il Comune e tutti gli attori del territorio dovranno compiere per valorizzare il patrimonio archeologico di Aquileia e per potenziare l’offerta turistica?

«Molto si sta già facendo per rendere il Museo Archeologico più attraente e accessibile, ma la vera novità è rappresentata dal conferimento alla Fondazione di tutte le aree archeologiche che così saranno fruibili e speriamo anche collegate tra loro. Per quanto riguarda lo sviluppo turistico, sarebbe importante attirare imprese di artigianato, anche artisti e creativi, ma andrebbero soprattutto creati i presupposti per fare in modo che il centro storico abbia degli spazi da dedicare alle imprese turistiche. Sicuramente serve un’attività sinergica del Comune, della Regione e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo per migliorare l’attrattività del sito e permettere ai moltissimi turisti, che oggi visitano i nostri luoghi e poi proseguono verso altre località, di fermarsi e godere delle bellezze archeologiche e del paesaggio, anche naturale, della nostra zona».

In questi ambiti, attualmente quali sono i principali punti di forza e quali, invece, quelli da rafforzare con più urgenza?

«Nel settore turistico gli imprenditori hanno dimostrato grande vivacità e spirito di iniziativa, hanno creato un club di prodotto che si chiama “Aquileia te salutat” e hanno promosso numerosi eventi. Anche altre associazioni si occupano di turismo, per esempio la Pro Loco e il Club per l’UNESCO. Credo, comunque, che la viabilità sia il grande problema: ricordo che la strada regionale 352 taglia a metà il foro e rappresenta l’unica possibilità per raggiungere Grado provenendo dall’autostrada; i maggiori eventi vengono organizzati d’estate in un momento in cui il traffico su quella strada è particolarmente intenso, lascio immaginare con quali effetti. Una soluzione potrebbe essere la realizzazione della strada denominata “Variante est” che permetterebbe al traffico da e verso Grado di evitare il centro di Aquileia».

Secondo lei nel contesto dell’offerta turistica dell’intero Friuli Venezia Giulia quale ruolo potrebbe ricoprire Aquileia?

«Non ho alcun dubbio sul fatto che Aquileia sia la capitale morale del Friuli Venezia Giulia: dovrà diventare anche un importante centro turistico se la Regione le dedicherà la dovuta attenzione. La Fondazione attualmente sta svolgendo un lavoro importantissimo, ma serve anche un forte coinvolgimento di altre agenzie regionali che si occupano di turismo».

Aquileia è entrata negli ultimi tre anni nella rosa delle dieci finaliste per la nomina a Capitale italiana della cultura: ci riproverete ancora?

«Nel 2019 sarà Matera, la capitale europea della cultura, a occupare la scena. Se il bando non cambierà ci saranno pochissime possibilità per i piccoli centri: per quel che mi riguarda non vedo possibilità di successo se il bando rimarrà invariato. Se ci sarà una rete di più centri forse se ne potrà riparlare».

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