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Multe e ricorsi

Polizia di Stato
04 settembre 2013

Contravvenzioni, che fare?

di Maurizio Fabris
Come pagare e dove fare attenzione.
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Polizia di Stato
04 settembre 2013 di Maurizio Fabris

Quotidianamente l’Ufficio Verbali della Sezione Polizia stradale di Gorizia viene interessato da utenti/contribuenti che vedono recapitarsi una cartella esattoriale per contravvenzioni mai pagate o mal pagate e chiedono lumi su cosa fare.

«La Polizia Stradale - sostiene il Vice Questore Aggiunto Gianluca Romiti, Comandante della Polstrada di Gorizia - ha intrapreso un itinerario culturale che pone il cittadino al centro dell’azione della Pubblica Amministrazione anche quando quest’ultimo abbia a che fare con la spiacevole vicenda rappresentata dalle sanzioni amministrative pecuniarie del codice della strada e dal loro sviluppo in termini di riscossione coatta delle stesse.

Il pagamento in misura ridotta rappresenta per il trasgressore un’opportunità attivabile entro i sessanta giorni dalla notificazione dell’atto di accertamento; cogliendola, l’utente è ammesso ad oblare la sanzione nella sua dimensione minima. Ma oltrepassato questo limite temporale l’importo raddoppierà automaticamente ( art. 202 c.d.s. ).

L’inerzia nel pagamento, protratta nel tempo, determinerà l’iscrizione del debito vantato dalla P.A. nei ruoli esecutivi, e la somma sarà destinata ad incrementare degli importi relativi alle spese di notificazione, agli interessi di mora ed alle attività esecutive. Quando non si ritenga di attivare le procedure di ricorso - aggiunge il dr. Romiti - l’inerzia nel pagamento rappresenta una vera è propria insidia le cui conseguenze economiche possono diventare abnormi.

Con questo utile vademecum la Polizia Stradale di Gorizia vuole fornire all’utente un agile strumento conoscitivo di procedure tanto complesse, quanto purtroppo familiari, sempre nel solco della trasparenza, della vicinanza al cittadino e dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione».

La legge mette a disposizione tre precisi strumenti di difesa: la richiesta di sospensione della cartella, l’autotutela presso l’ente creditore e il ricorso al giudice tributario. Vediamoli.

1) La sospensione della cartella esattoriale

La legge di stabilità per il 2013 consente al contribuente di richiedere ad Equitalia la sospensione della cartella di pagamento al ricorrere di alcune “cause idonee” e qualora lo stesso cittadino presenti una specifica dichiarazione con cui attesti che le somme richieste dall’ente creditore, attraverso Equitalia, siano state interessate da:

- prescrizione o decadenza del credito, prima della formazione del ruolo;

- provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;

- sospensione amministrativa (dell’ente creditore) o giudiziale;

- sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte;

- un pagamento effettuato prima della formazione del ruolo;

- qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

La domanda di sospensione va presentata ad Equitalia entro 90 giorni dalla notifica della cartella insieme alla documentazione necessaria a dimostrare l’inesigibilità. La domanda produce la sospensione immediata della riscossione; Equitalia trasmette entro 10 giorni la richiesta all’ente creditore il quale ha altri 60 giorni per accogliere o respingere la domanda. Se entro 220 giorni dalla presentazione della domanda il debitore non riceve risposte, il debito si considera estinto per silenzio-assenso.

2) L’autotutela presso l’ente creditore

Se il debito fiscale sussiste ma si ritiene che ci sia, ad esempio, un errore di calcolo, il contribuente ha due possibilità. La prima è la domanda di autotutela che non va più rivolta alla società di riscossione (Equitalia) ma direttamente all’ente creditore per chiedere l’annullamento (sgravio) totale o parziale del debito, cioè la correzione dell’errore.

L’ente valuta la domanda e la documentazione allegata e, se la approva, comunica ad Equitalia lo sgravio. Al provvedimento di sgravio segue il rimborso delle somme eventualmente già pagate e non dovute. Non c’è un termine di legge per presentare la domanda ma è opportuno muoversi rapidamente prima che inizi la procedura di riscossione forzosa (pignoramento) da parte di Equitalia.

Per questo motivo è meglio presentare, contestualmente all’autotutela, anche una domanda di sospensione della riscossione a Equitalia.

3) Il ricorso al giudice tributario

La terza strada possibile è l’impugnazione della cartella davanti all’autorità giudiziaria competente (es. Commissione tributaria provinciale in primo grado e Commissione tributaria regionale in secondo grado).

Il termine per questo ricorso è di:

• 60 giorni dal ricevimento della cartella se si tratta di un accertamento esecutivo (cioè che prevede la riscossione immediata);

• 150 giorni (60 + 90 di sospensione del termine) se si tratta di un accertamento con adesione (cioè il “patteggiamento” col fisco della somma da versare con la riduzione delle sanzioni a 1/3 del minimo) che non ha avuto esito positivo.

Il ricorso al giudice tributario comporta il pagamento di un contributo unificato.

Contributo unificato tributario

Il contributo è una tassa da pagare per avviare un processo. In seguito alle modifiche introdotte con il decreto legge nr. 98/11, tale contributo è stato esteso anche al processo tributario: il cittadino/contribuente che ritiene quindi illegittima una cartella esattoriale può fare opposizione presentando ricorso tributario, pagando il contributo unificato. L’importo del contributo, è bene sottolinearlo, varia a seconda del valore della lite, e solo quando questo valore non sia determinabile, viene applicato un importo forfetario del contributo pari a 120 euro.

Tabella contributo unificato tributario

- Controversie di valore fino a 2.583,28 euro / valore contributo di 30 euro;

- controversie di valore superiore a 2.583,28 euro e fino a 5.000 euro / valore contributo di 60 euro;

- controversie di valore superiore a 5.000 euro e fino a 25.000 euro / valore contributo fino a 120 euro:

- controversie di valore superiore a 25.000 euro e fino a 75.000 euro / valore contributo di 250 euro;

- controversie di valore superiore a 75.000 euro e fino a 200.000 / valore contributo di 500 euro;

- controversie di valore superiore a 200.000 euro / valore contributo di 1.500 euro

Pagamento contributo unificato

Il pagamento del contributo unificato può essere effettuato in tre diverse modalità:

1 usando l’apposito bollettino postale presso gli uffici postali;

2 usando il modello F23 presso le banche;

3 usando il modello per la comunicazione presso le tabaccherie.

Se l’ente creditore non emette lo sgravio (annullamento), nonostante il provvedimento favorevole da parte del giudice, il cittadino può attivare il cosiddetto giudizio di ottemperanza. Si tratta di un ulteriore ricorso, volto a ottenere che l’ente applichi quanto deciso dal giudice. Per segnalare qualsiasi irregolarità riscontrata è possibile, comunque, rivolgersi al Garante del contribuente con richiesta scritta in carta libera, specificando i propri dati anagrafici e il codice fiscale.

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