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Giovani e prevaricazioni

Polizia di Stato
16 marzo 2016

Bullismo? No, grazie

di Polizia di Stato della Provincia di Gorizia
Sempre più al centro delle cronache tristi epiloghi con protagonisti adolescenti e bambini. Purtroppo i casi evidenziati sono una minima parte di ciò che accade sul territorio nazionale.
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Polizia di Stato
16 marzo 2016 di Polizia di Stato della Provincia di Gorizia

Il bullismo è diventato una vera piaga dei nostri tempi, ma non si tratta di un fenomeno completamente nuovo, bensì una recrudescenza di fatti che sono sempre accaduti, soprattutto in ambito scolastico. Chi da adolescente non è stato deriso o preso di mira dal compagno più grande e robusto di lui? Semplicemente quelle azioni,  considerate come un dispetto o una prepotenza, non degeneravano in condotte particolarmente dannose per chi le subiva.

Oggi, invece, gli episodi legati al fenomeno sono divenuti sensibilmente preoccupanti, non solo per la gravità dei comportamenti vessatori dei “bulli” ma anche perché questi vengono perpetrati non solo all’interno delle mura scolastiche ma anche all’esterno e le “vittime” sono sempre più giovani. Inoltre con l’utilizzo dei social network l’azione del bullo viene amplificata, rendendola ulteriormente penosa per la vittima.

Anche il “bullo”, che prima veniva individuato fra quei ragazzi dall’infanzia difficile, in particolare con situazioni familiari monoparentali, ora non risponde a un identikit preciso; spesso, infatti, accade che viva in ambienti famigliari con solidi legami affettivi e con un’ottima condizione economica. Ma cos’è il bullismo? Per bullismo si intendono tutte quelle azioni di sistematica prevaricazione e sopruso messe in atto da parte di un bambino o adolescente (o da parte di un gruppo) - il “bullo” - nei confronti di un altro bambino o adolescente - la “vittima” - riconosciuto dal bullo come più debole.

Quando è bullismo

Un ragazzo è oggetto di bullismo quando viene esposto, ripetutamente e sistematicamente nel tempo, alle azioni offensive messe in atto deliberatamente da uno o più coetanei. Non si fa quindi riferimento a un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente, da un singolo individuo o da un gruppo nei confronti di un singolo individuo o un gruppo di individui considerati più deboli. Gli atti di prepotenza sono intenzionali, cioè sono messi in atto dal bullo (o dai bulli) per provocare un danno alla vittima o per divertimento.

I protagonisti sono sempre bambini o ragazzi, in genere in età scolare, che condividono lo stesso contesto, più comunemente la scuola, fra i quali c’è asimmetria nella relazione, cioè uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce (per ragioni di età, di forza e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo di suoi pari). Inoltre, la vittima non è in grado di difendersi, è isolata e ha paura di denunciare gli episodi di bullismo perché teme vendette. Il bullismo può essere diretto (con esplicite azioni fisiche o verbali nei confronti della vittima) o indiretto (con azioni che danneggiano la vittima nelle sue relazioni con le altre persone, come l’esclusione dal gruppo dei pari, l’isolamento, la diffusione di pettegolezzi sul suo conto).

Il bullismo è anche offendere e isolare ragazzi appartenenti a minoranze etniche, omossessuali o ragazzi diversamente abili. Inoltre sono considerati atti di bullismo l’attuare forme di ricatto (richieste di soldi o altri beni materiali, aiuto nel fare i compiti) sotto minaccia di violenza o il mettere in atto comportamenti di tipo sessuale non desiderato che sfociano nelle molestie sessuali. Rientra in quest’ultima forma di prevaricazione l’invio di video e/o foto oscene. Il più delle volte l’appartenenza al gruppo, che implica regole stabilite, richiede autentiche dimostrazioni di fedeltà, determinando quei fenomeni di comportamenti devianti che potrebbero essere l’inizio di un processo di stabilizzazione della devianza. Quando le azioni di bullismo si verificano attraverso Internet (posta elettronica, social network, chat, blog, forum) o attraverso il telefono cellulare si parla di cyberbullismo.

Quando non è bullismo

Non è bullismo invece un singolo episodio di prepotenza o maltrattamento tra studenti. Perché un atto venga considerato di bullismo deve instaurarsi una relazione ripetuta nel tempo che crea dei ruoli definiti: bullo e vittima. Quindi non si può parlare di bullismo quando due compagni di scuola, che hanno la stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono. In una normale situazione di litigio tra pari c’è simmetria nella relazione tra i protagonisti. Nella discussione ci si spiega il perché si è in disaccordo e si cerca di trovare soluzioni. Non si supera mai un certo limite, essendo in grado di allontanarsi se troppo arrabbiati e di chiedere scusa.

Non è bullismo se alcuni ragazzi entrano di notte nella loro scuola, la allagano, la danneggiano o portano via delle cose, ma è vandalismo perché la violenza è rivolta a cose e oggetti.

Il bullismo al femminile

Il bullismo al femminile è altrettanto diffuso, ma meno riconoscibile; è soprattutto “un bullismo psicologico” anche se si sono verificati casi di bullismo fisico. Si concretizza con lo schernire la vittima sull’abbigliamento, sull’aspetto fisico o con l’esclusione dalle attività di gruppo.

I segnali

Alcuni segnali riscontrabili nei ragazzi vittime di bullismo sono il rifiutare, apparentemente senza motivo, di andare a scuola o voler andare a scuola con modalità diverse dal solito, evidenziando una particolare tensione e chiusura nell’affrontare qualsiasi argomento riguardi la sfera scolastica o le occasioni di aggregazione con i compagni di scuola. Possono improvvisamente sorgere disturbi psicosomatici: nei soggetti più piccoli disturbi del sonno ed enuresi, nei grandi una maggiore e ingiustificata irritabilità. È sempre importante comunque osservare attentamente i singoli casi e rivolgersi ad una figura professionale al fine di evitare inutili preoccupazioni.

Da non sottovalutare

Le vittime di bullismo difficilmente parlano con gli adulti di quello che succede loro. Non si sfogano, si vergognano e hanno paura. I ragazzi devono imparare che il bullismo è un comportamento assolutamente sbagliato che non fa parte del naturale processo di crescita. Per fare ciò è importante incoraggiarli a sviluppare le loro caratteristiche positive e le loro abilità, stimolandoli a stabilire relazioni con i coetanei, a non isolarsi, a saper esprimere la loro rabbia in modo costruttivo. Il bullismo non è uno scherzo perché nello scherzo l’intento è di divertirsi tutti insieme e non di ferire l’altro.

L’onere più grande nel capire se un adolescente sia vittima del bullismo spetta ovviamente ai genitori ai quali, grazie all’esperienza maturata dalla Polizia di Stato nella trattazione di numerosi casi, suggeriamo alcuni fra i comportamenti più ricorrenti nel bambino preso di mira dal bullo:

● è spesso triste e scontento quando torna a casa da scuola;

● manifesta disagi prima di andare a scuola come mal di testa o mal di pancia;

● si ammala facilmente;

● ha spesso lividi o ferite che non riesce a giustificare;

● è spesso solo e non porta amici a casa;

● non viene invitato alle feste;

● ha spesso libri rovinati o “perde” penne, matite, gomme e colori;

● fa incubi la notte o ha un sonno particolarmente agitato;

● ha un calo nel rendimento perché perde interesse nelle attività scolastiche ed extrascolastiche;

● chiede denaro a casa per poter fronteggiare le richieste dei bulli.

La stessa attenzione va prestata dai genitori nei confronti dei figli particolarmente litigiosi e tendenzialmente prepotenti, cercando di comprendere i motivi della loro aggressività; riconoscere in loro un eventuale disagio e cercare un rimedio, magari anche con l’ausilio di esperti, è il miglior aiuto che si possa dare affinché non diventino dei bulli.

La collaborazione con le Forze dell’Ordine

Numerose sono le iniziative della Polizia di Stato promosse negli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, attraverso una specifica attività di prevenzione, per diffondere e rafforzare il concetto di legalità, del rispetto delle regole e di quei principi di tolleranza su cui si fonda una società civile. In particolare, l’Ufficio Minori della Questura è sempre a disposizione per coloro che abbiano la necessità di affrontare il fenomeno del bullismo; dalla semplice richiesta di informazioni alla segnalazione  di episodi specifici.

È doveroso sottolineare l’importanza di segnalare qualsiasi fatto di rilievo di cui si è venuti a conoscenza poiché gli atti di bullismo, il più delle volte, sono perseguibili penalmente e gli autori che abbiano compiuto i 14 anni, cioè imputabili, vengono segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni. Inoltre, è anche attivo presso le sale operative delle Questure il numero gratuito 43002 per segnalare con un sms i fenomeni di bullismo e di spaccio di sostanze stupefacenti nell’ambito scolastico. Il messaggio inviato deve contenere all’inizio l’indicazione della provincia nella quale si è verificato l’evento da segnalare. Tutte le segnalazioni pervenute verranno trattate con modalità protette nei limiti della vigente normativa. In conclusione, per affrontare il fenomeno del bullismo è necessario un impegno corale; è indispensabile imparare a conoscere bene il fenomeno del bullismo e farlo conoscere affinché ci si possa impegnare, genitori, Istituzioni scolastiche e Forze dell’Ordine, per far crescere i bambini e gli adolescenti con una cultura senza violenza e prepotenza, rispettando le regole e il prossimo.

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