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Giovani e tempo libero

Psicologia
29 aprile 2013

Dolce far niente?

di Andrea Fiore
In giornate sempre più organizzate, i giovani sanno ancora gestire la propria libertà?
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2029
Psicologia
29 aprile 2013 di Andrea Fiore Image

 

Gli antichi romani ritenevano la contrapposizione tra otium (ozio) e negotium (attività lavorativa) una necessaria alternanza tra gli svaghi e gli impegni della vita pubblica. Una visione completamente mutata nei giorni nostri, in cui anche il tempo libero viene sempre più percepito come momento da allontanare al pericolo della noia.

Scenario che coinvolge ormai l’intera società, dagli adulti ai giovanissimi.

Giovani controllati e incasellati

Per comprendere la portata del cambiamento, è sufficiente confrontare l’evoluzione avvenuta in ambito giovanile. Solo venti anni fa, durante il proprio tempo libero i ragazzi scendevano in strada e giocavano fra coetanei. Oggi, invece, gran parte dei bambini e degli adolescenti trascorre il proprio tempo libero (inteso come tempo extrascolastico) all’interno di una codificazione imposta dalle famiglie: attività sportiva, lingua straniera, musica, etc… Un’evoluzione radicale: il tempo libero non è più un momento di svago tra pari in cui un gruppo di giovani si auto-organizza per fare qualcosa insieme. Ogni ragazzo, oggi, trova invece il suo tempo libero già organizzato.

Prigione di cristallo

Postilla doverosa: l’attuale struttura della società non aiuta le famiglie nella gestione di questo contesto. Oggi giorno i genitori hanno il terrore di lasciare i propri figli da soli fuori nel mondo; paure lecite ascoltando i frequenti casi di violenza o bullismo, in particolare nei grandi centri urbani.

Ma il controllo eccessivo rischia di non lasciare ai giovani i margini per realizzare una propria personale autonomia. Ormai la maggioranza dei ragazzi giunge almeno fino alla terza media senza aver fatto esperienza di tempo libero. Questo anche a causa di una legislazione che, spesso, per sgravare di responsabilità il mondo adulto, imbriglia i giovani a dover essere costantemente seguiti dai genitori. Un esempio su tutti, messo nero su bianco dalle statistiche ufficiali: rispetto al passato è drasticamente calato il numero di adolescenti che,  quotidianamente, va a scuola autonomamente, senza essere accompagnato da qualcuno.

La porta prima o poi si apre

Ma se i nostri ragazzi vengono accompagnati a scuola talvolta fino alle superiori, quando dovranno andare da soli all’università o a lavorare come faranno?

Dietro questa domanda provocatoria (fino a un certo punto…) risiede il nocciolo della questione. Perché se da un lato le preoccupazioni delle famiglie sulla sicurezza dei propri figli sono legittime, dall’altro è fondamentale consentire ai ragazzi di svilupparsi come persone autonome. Un percorso da compiere quanto prima, in modo graduale, per evitare che questi giovani passino improvvisamente dalla bambagia familiare al campo minato della vita, da un contesto protettivo a un mondo che tende a sbranare chi non riesce a fornire le prestazioni richieste.

Perché qui iniziano i guai.

Ansie e crisi di panico

Se una persona non ha mai avuto la libertà di gestire il proprio tempo, quando ciò accadrà come reagirà? La realtà dei fatti che osserviamo nel quotidiano fornisce due casistiche: nella prima, la “nuova” libertà viene fruttata all’eccesso, portando il ragazzo a commettere spesso sciocchezze; nella seconda, il ragazzo si trova nel panico di non sapere cosa fare. Perché se il tempo libero è sempre stato concepito come assenza di noia e con attività costanti da fare, nel momento in cui quel tempo non viene più organizzato da nessuno si innesca l’agitazione. Come testimoniano i crescenti casi di ansia, nevrosi e crisi di panico tra i giovani, travolti dalla sensazione di non raggiungere prestazioni o risultati loro richiesti.

Cambiare le cose? Questa volta non è facile

Mutare lo scenario, in una società che richiede individui preformanti, diventa impresa ardua. Anche perché quella delle famiglie non è un’imposizione verso i figli, ma è la convinzione di insegnare loro uno stile di vita corretto che mamma e papà adottano quotidianamente e che, quindi, ritengono giusto tramandare.

Così si sviluppano i giovani multitasking, che fanno sempre più cose in contemporanea: studiano, scrivono messaggi sul cellulare e tengono il pc a portata di mano per aggiornare i social network. E di questo si sentono soddisfatti. Senza accorgersi però che alla lunga aumenteranno sia le difficoltà di concentrazione sia la superficialità delle loro azioni. Tradotto nella pratica: si faranno tante cose, ma tutte male. Di fronte a ciò, che consiglio realistico fornire? Riprendere l’esempio degli antichi romani: otium et negotium. Nell’ordine che seguivano loro.

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