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Copione personale

Psicologia
22 luglio 2010

Queste scarpe mi vanno strette... le cambio!

di Giuliana De Stefani
Quante volte ci siamo rammaricati di aver “nuovamente sbagliato nel discutere con quella persona” oppure di “aver come al solito abbandonato l’ennesima dieta” o infine di “aver rinunciato a quel bell’incarico lavorativo perché troppo impegnativo per me”?
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Psicologia
22 luglio 2010 di Giuliana De Stefani

Concludiamo ora il tema già affrontato su queste pagine del copione individuale, inteso come uno schema di vita in parte inconsapevole che condiziona e limita la libera espressione della nostra personalità. Come abbiamo potuto vedere nelle precedenti puntate, il copione è essenzialmente frutto di decisioni inconsce precocemente prese da un soggetto in età evolutiva per far fronte a specifiche circostanze che vengono vissute come emotivamente negative. Queste decisioni sono per il bambino o per l’adolescente delle modalità di uscita dal suo problema e gli permettono di ridimensionare o addirittura eliminare l’angoscia. Questo è il motivo per il quale tendono a persistere nella nostra psiche: nell’immediato sono funzionali e quindi per un principio di economia le riteniamo valide anche per il futuro.

Ma qual è il prezzo di tutto ciò? Purtroppo, come hanno ben evidenziato e documentato gli autori che si occupano di Analisi Transazionale, l’esito di una qualsiasi decisione di copione è sempre una autolimitazione nel proprio repertorio comportamentale. Anche una sola di queste limitazioni del proprio modo di esistere potrebbe essere la ragione, in età adulta, per desiderare un cambiamento e vivere più pienamente.

Siamo giunti quindi ad affrontare il grande tema del cambiamento personale, che, se pur desiderato, comunque ci spaventa un po’: alla fine dei conti lasciare la vecchia strada un po’ scomoda ma conosciuta per un’avventura che promette molto ma ricca di incognite,  appare a tutti quasi… una giocata d’azzardo! Anche volendo migliorare qualcuno dei comportamenti indicati sopra, chi ci darà la garanzia della soddisfazione?

Ora, è vero che con il nostro bel copione non siamo contenti, ci mancano molte cose, vorremmo una vita più completa e libera… ma siamo ben adattati alla nostra routine! E magari ci convinciamo che non soffriamo neanche tanto di certe carenze… Questo è il nostro peggior nemico: l’iperadattamento all’attuale situazione di vita. È chiaro che il motore che ci potrà far cercare ed ottenere una situazione migliore consiste nella nascita di una forte motivazione  al cambiamento. Ma dove la troviamo?

Nel bambino che sta dentro di noi, che con il suo modo molto sano e spontaneo rifugge dalla insoddisfazione attuale ed è fiduciosamente disposto a sperimentare nuove strade: è così che cercheremo di raggiungere nuove mete personali finora accantonate. Il fattore spesso decisivo nel cambiamento psicologico di una persona risiede però nell’attivazione del più importante fattore di sopravvivenza e di igiene mentale: il riconoscimento, il percepire che si esiste e si è importanti per qualcuno. Quando telefoniamo all’amico del cuore per raccontare i nostri problemi, per sfogarci o chiedere consiglio, in realtà attiviamo un circuito di riconoscimento che ci rinfranca anche se il dialogo non porta in realtà alla soluzione di alcun dilemma. In questo tipo di frangenti normalmente il nostro interlocutore ci ascolta pazientemente ed ogni tanto commenta  il nostro racconto dal suo punto di vista: ci dice come la vede lui, ipotizza modi alternativi per risolvere la questione, ed infine ci incoraggia dicendo qualcosa del tipo: “Dai, puoi farcela!”.

Tecnicamente, ma in modo inconsapevole, il nostro miglior amico ci ha dato una serie di permessi: di cambiare atteggiamento, di diventare attivi, di usare l’intelligenza, di capire cos’è veramente importante per noi, forse di prendere una nuova decisione su una vecchia questione… A questo punto ci sentiamo di solito confortati, vediamo con più chiarezza la possibilità di agire in vista del superamento di un vecchio schema di comportamento e finalmente ci sentiamo liberi di puntare sulla realizzazione di un nostro sogno: ri-decidiamo e creiamo una nuova alternativa di comportamento libero. Questo significa ri-decidere, abbandonare un vecchio copione esistenziale per rimanere liberi, senza adottare nuovi schemi rigidi… insomma, buttare le scarpe strette e cercarne un paio più confortevole.

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