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Emanuela Florean e il rally

Sport
08 agosto 2012

Cenerentola e la zucca da 300 cavalli

 di Michele D'Urso
Installava autoradio, poi un giorno chiese un passaggio ad un amico e si è ritrovata navigatrice nel mondo dei rally. Solo l’inizio di una lunga favola, che l’ha portata a ballare con il Principe Alberto di Monaco e a fare “a sportellate” con Valentino Rossi.
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Emanuela Florean, 44 anni, vive a Ronchi dei Legionari
Sport
08 agosto 2012 di 
Michele D'Urso

Un’intervista da novanta, anzi, da trecento... cavalli vapore, quanti ne sprigionano i motori delle auto da rally che vedono Emanuela Florean protagonista. Sportiva da sempre, pattinatrice, runner, con la passione per le auto nel sangue.  Che poi come lavoro si occupasse di installare impianti per autoradio, probabilmente era già un segno del destino. «Fin da bambina – racconta – le auto mi hanno affascinato; quando lavoravo nel tuning (l’impiantistica autoradio, ndr) amavo smontarle pezzo per pezzo: più erano difficili gli impianti più mi appassionavo. Stendere tutti quei cablaggi o creare supporti dalle forme più strampalate era una sfida a cui non sapevo dire di no».

L’adrenalina che scorre nel sangue durante la competizione, invece, che sensazione dà?

«Adoro quella sensazione in cui tutti i sensi sono allertati. Per me fare tante cose contemporaneamente, come leggere note, tenere i tempi, timbrare ai controlli e osservare la maestria del pilota, è uno stimolo incredibile. E quando mi accorgo che, nonostante l’adrenalina, sono calma e serena, allora, come per magia, stare nell’abitacolo dell’auto sulla quale sto sfrecciando ad alte velocità diventa come stare nel mio ufficio; il mio ufficio mobile, così amo chiamarlo».

Come è arrivata ai Rally?

«Un mio amico correva la Cividale – Castel Monte e mi offrì... un passaggio».

In gara?!

«Mi ha fatto salire a bordo della sua auto durante le prove libere. Sono scesa dicendo che quello sarebbe stato il mio sport  e, proprio quell’amico, mi trovò il primo ingaggio da navigatore».

Come è andata?

«Sono stata avvisata una settimana prima della competizione; non sapevo nulla di cosa facesse un navigatore e mi sono messa a studiare su una specie di Bignami del co-pilota. Ma un mese dopo la prima gara, che non andò affatto male, ero alla scuola di pilotaggio federale a Vallelunga».

E da lì, un crescendo. Ha corso con 33 piloti, ha vinto il titolo Triveneto assoluto, hai collezionato podi prestigiosi e, cosa che pochissimi possono vantare, ha partecipato al mitico Rally di Montecarlo.

«A Montecarlo ci sono andata con una ragazza che aveva appena compiuto diciotto anni ed alla quale ho trasmesso, in due mesi, tutta la mia esperienza».

E nel Principato ha conosciuto il Principe...

«Il mattino delle premiazioni ci comunicarono che la sera era in programma la cena di gala con il Principe. E lì iniziò un’altra folle corsa: quella per trovare un vestito adatto!  Per la fatica ero dimagrita quattro chili  e mi andava tutto largo».

Risultato finale?

«Optai per un sobrio tailleur. Ma il problema divennero le scarpe: trovai solo un paio di due numeri più grande. Le presi e le imbottii di carta in punta».

L’importante è trovare la soluzione...

«Peccato che restasse ancora il problema della piega ai pantaloni. Ma il ricevimento era ormai imminente, così optai per una soluzione rallistica: feci l’orlo e lo fissai col nastro americano, quello che usavo per riparare l’auto. Funzionò!».

Adesso si che era pronta per la serata di gala.

«Mancava ancora un particolare: il tragitto. Arrivammo al ricevimento con l’auto ‘muletto’: era sudicia all’esterno e all’interno, perché nei giorni precedenti ci avevamo dormito dentro».

Non proprio il mezzo di trasporto ideale per una serata monegasca...

«Vederla parcheggiare accanto alle Lamborghini fiammanti e alle Aston Martin è un ricordo che ancora mi diverte».

Il momento del ballo quando arrivò?

«Dopo la cena tutta la scenografia del ristorante iniziò a ruotare su se stessa e apparve una pista da ballo. Io però avevo le scarpe troppo grandi e stare in equilibrio su un tacco 12 di due numeri di troppo non mi consentiva nemmeno un movimento stabile. Fino a quando...».

Fino a quando...

«Nel momento in cui mi ero ormai rassegnata a restare affranta a guardare gli altri ballare, si avvicinò la figlia di un altro pilota, una ragazzina. Alta come me, portava ai piedi un paio di ballerine numero 36; il mio numero!».

Superfluo chiedere quello che successe poi...

«Scambiai subito le scarpe e corsi a ballare. Con il Principe... e non solo».

Restiamo in tema di uomini: ha corso al fianco di 33 piloti. Qual è il suo preferito?

«Per il triestino Cristian Marsic ho una vera e propria passione. Intendiamoci, nulla di sentimentale, ma uno che a un rally in Toscana, dopo una sera trascorsa tra Chianti e bistecche, scende dall’auto ed alla domanda del capo meccanico che gli chiede come va l’auto, risponde “Sa di tappo”, c’è poco da aggiungere».

Si ritiene una donna fortunata?

«Sono dell’opinione che il futuro te lo crei; quando era il momento di prendere il treno io l’ho lasciato andare. Mi avevano offerto un posto in una scuderia ufficiale al Rally di Sicilia, ma io ero già in parola con un mio amico… Ma non rimpiango nulla. In fondo ho calcato le più famose platee italiane ed internazionali. A Monza siamo partiti con davanti Valentino Rossi e dietro Loris Capirossi: abbiamo gareggiato contro i migliori, cosa desiderare di più?».

A proposito: contro Valentino Rossi come andò a finire?

«A Monza disputavamo la prova  a inseguimento: finimmo col fare “a sportellate”. Uno spasso unico».

Di sicuro non le manca il coraggio. Sogno nel cassetto?

«Ne ho due. Il primo è organizzare un rally fra Trieste, Gorizia e la Slovenia. Magari solo una ‘Ronde’ (così vengono chiamate le prove di lunghezza limitata, ndr) di una decina di chilometri. Ma serve il contributo di tutti, dagli amministratori agli sportivi».

E il secondo?

«Portare Marsic al Rally di Montecarlo; in questo periodo Cristian è convalescente da un intervento chirurgico, ma conto di rimetterlo presto in forma ed ottenere un sì per quella gara».

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