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Pierantonio Costa

Attualità
02 novembre 2012

Lo Schindler del Rwanda

di Vanni Veronesi
Un libro, un video e una serata in compagnia di un eroe.
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Pierantonio Costo, a sinistra, assieme al redattore di iMagazine, Vanni Veronesi
Attualità
02 novembre 2012 di Vanni Veronesi Image

Il 6 aprile del ‘94, un missile terra-aria colpì l’aereo del presidente rwandese Juvénal Habyarimana. Ancora oggi non è dato sapere chi scagliò quel missile, ma allora la colpa venne scaricata sui Tutsi, ferocemente avversati dagli Hutu. Una divisione, quella fra i gruppi rwandesi Hutu e Tutsi, priva di reale fondamento etnico, fi glia dell’odio razziale seminato al tempo del protettorato belga.

Dal 6 aprile al 18 luglio: in poco più di cento giorni, un milione di morti. Ma i numeri non sono sufficienti a rendere l’idea dell’orrore, impersonato da squadroni di Hutu che, di strada in strada, di villaggio in villaggio, di casa in casa, arrivavano con il machete per torturare, stuprare, uccidere il nemico Tutsi, ma anche l’Hutu moderato che si rifiutava di cedere alla violenza. Bimbi, donne, anziani: nessuno fu risparmiato.

Ma ci fu chi, in quella tragedia, decise di non voltarsi dall’altra parte: il console italiano Pierantonio Costa. Veneto di Mestre, classe 1939, alle spalle una famiglia con cento anni di emigrazione in Africa, Costa era un imprenditore di successo nella capitale Kigali. In mezzo alla barbarie più impensabile, Costa sfruttò i suoi poteri di console, il proprio denaro e la sua profonda conoscenza del Rwanda e dei Rwandesi per mettere in salvo il maggior numero di persone possibili: quasi 2.000 furono trasferite oltreconfine, in Burundi, fra cui 1.350 bambini.

«In mezzo a tanta violenza e sofferenza, qualcosa avevo fatto. Solo questo. Questo, e niente di più»: sono parole dello stesso Costa, citate nella quarta di copertina di un libro dedicato alla sua storia. Scritto dal giornalista di Famiglia Cristiana Luciano Scalettari, La lista del console (edizioni Paoline, 2004) narra la vicenda di un uomo normale che, in circostanze straordinarie, decide semplicemente «di fare il proprio dovere»: una frase ripetuta più volte lo scorso 28 settembre, al teatro ‘Plinio Clabassi’ di Sedegliano, nel corso di una serata di presentazione del libro e del documentario omonimo che ne è scaturito, diretto da Alessandro Rocca.

Presenti, oltre a Rocca e Scalettari, il giornalista Toni Capuozzo e, per l’appunto, Pierantonio Costa, che ha ricordato il contributo fondamentale dei suoi collaboratori Marziano Bettega e Renata Tomini nel mettere in salvo quelle 2.000 persone.

«Per non dimenticare», si dice sempre in questi casi; ma il ricordo non basta. Il messaggio finale è che ognuno di noi può influenzare le scelte dei governi: «Bisogna crederci!».

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