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Continua il viaggio tra giovani e alimentazione

Società
21 novembre 2014

Quando il cibo non ha gusto

di Andrea Fiore
Diete squilibrate, pasti saltati, cene davanti al computer: l’atto di mangiare ha perso la sua valenza sociale ed educativa. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
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Per molte persone mangiare sta divenendo un semplice atto come altri
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21 novembre 2014 di Andrea Fiore Image

Riprendiamo il nostro viaggio nell’alimentazione dei giovani partendo da un dato statistico: negli ultimi anni il numero dei bambini e dei ragazzi aumentati di peso è cresciuto in maniera esponenziale. A prima vista un risultato praticamente ovvio in una società consumistica nella quale i prodotti alimentari costituiscono la merce per eccellenza. Inevitabile per cui che l’incremento delle loro vendite viaggi di pari passo con il diffondersi di un’iperalimentazione.

Fattore, quest’ultimo, che apporta anche benefici oggettivi come l’aumento dell’altezza media tra i giovani. Dato a cui, tuttavia, ne fanno da contraltare altri, decisamente negativi come la crescita dei casi di obesità tra bambini e adolescenti.

Non solo quantità

Se da un lato è vero che il fenomeno dell’obesità giovanile è strettamente correlato all’aumento del cibo mangiato, è altrettanto innegabile che, specie in Italia, è conseguenza inevitabile di un netto cambio dello stile alimentare. In altri termini non è solo un problema di quantità di cibo, ma anche della sua qualità.

La tanto rinomata dieta mediterranea, infatti, è sempre meno seguita: i giovani mangiano pochissima frutta e verdura, preferendo invece cibi spazzatura quali hamburger e fritture. E i danni per la salute iniziano a essere molto preoccupanti.

Scuola e famiglia: urge intervenire

La scorretta alimentazione sta infatti provocando un sensibile aumento di malattie tra i giovani, come evidenziato dall’esplosione di casi di diabete. Ecco perché i principali attori educativi delle nuove generazioni – famiglia e scuola – devono puntare a far recuperare un’alimentazione quantitativamente minore e qualitativamente migliore. In che modo? Non inventando nulla di nuovo, ma semplicemente puntando alla sbandierata quanto poco applicata dieta mediterranea.

Quando il tempo è tiranno

Riappropriarsi di un corretto stile alimentare significa anche riappropriarsi dei giusti spazi da dedicare ai pasti. Un obiettivo che a causa dei ritmi frenetici della vita d’oggi non è così scontato raggiungere. Mentre un tempo le mamme casalinghe facevano trovare la pasta in tavola ai figli che rientravano da scuola, oggi le madri lavoratrici che hanno la possibilità di rincasare per il pranzo sono spesso costrette a scaldare al volo qualche cibo preconfezionato. Per non parlare dei giovani i cui mamma e papà rientrano dal lavoro solo a sera: in quel caso, il più delle volte, il cibo preconfezionato sono costretti a scaldarselo da soli.

Ma anche quando il tempo c’è…

Ridurre tuttavia alla mera mancanza di tempo le cause di un’alimentazione sregolata sarebbe un errore grossolano. Perché anche quando i minuti per nutrirsi con calma ci sarebbero le cose non vanno per il verso giusto. Sono infatti sempre più frequenti i casi di bambini che arrivano la mattina a scuola consumando in auto lungo il tragitto la propria colazione inscatolata o bevendo un misero succo di frutta nel brick.

Ciò nonostante si siano svegliati in tempo, salvo però dedicare un’ora per giocare alla playstation invece di consumare con calma una sana colazione a base di latte, yogurt e muesli.

Per poter riprendere un corretto rapporto con il cibo è fondamentale comprendere che i pasti non vanno solo consumati, ma anche gustati. Sia nel loro aspetto culinario (apprezzandone i sapori) sia in quello sociale: sedersi a tavola e condividere il pasto con la propria famiglia è un momento di relazione e di scambio intergenerazionale insostituibile. Nelle mense scolastiche, infatti, i ragazzi mangiano solo assieme ai propri coetanei, mentre in famiglia possono confrontarsi con il mondo degli adulti grazie al rapporto con i propri genitori. Sempre di più, invece, le famiglie non si riuniscono a tavola nemmeno a cena: ognuno mangia a orari diversi, in stanze diverse, facendo altro.

Ecco perché è necessario che gli adulti – in questo caso i genitori – riprendano in pugno la situazione. Far perdere ai propri figli il gusto per il cibo condiviso equivale a tagliare un pilastro sociale fondamentale per la loro crescita. Con quali conseguenze lo scopriremo nel prossimo intervento.

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