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L'intervento di Peter Bishop a Udine

Società
23 ottobre 2014

Insegnare il futuro a scuola per produrre un vero cambiamento

a cura della redazione
"Necessario un nuovo approccio all’insegnamento e all’apprendimento, che parte da semplici domande per individuare i futuri possibili".
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L'intervento di Peter Bishop al Future Forum
Società
23 ottobre 2014 della redazione

«Scegliete un argomento e ponete ai vostri studenti quattro semplici domande: “Che cosa sta succedendo oggi in questa materia? Che cosa pensate succederà? Che cosa potrebbe succedere invece?” E infine “Che cosa vorreste veder succedere?”. Avrete già posto le basi fondamentali per introdurre il futuro – o meglio i futuri – tra gli insegnamenti curricolari».

Il futurologo Peter Bishop, del Center for Houston’s future nonché docente di Previsioni strategiche all’Università di Houston, è intervenuto al #FF2014, il Future Forum udinese promosso dalla Camera di Commercio di Udine. E ha introdotto una questione fondamentale per permetterci di anticipare e cercare di governare al meglio un cambiamento che nella nostra società si fa sempre più veloce e voluminoso: se stiamo certamente andando verso il futuro, stiamo insegnando il futuro ai nostri ragazzi? Li stiamo preparando al futuro?

«Sinceramente non credo – si è risposto Bishop –. Credo invece che li stiamo rendendo pronti per un mondo e per delle professionalità che ci sono oggi, molto probabilmente c’erano in passato, ma nessuno di noi sa se ci saranno in futuro, con tutte le trasformazioni repentine, totali e globalizzate che si stanno succedendo a una rapidità mai così elevata nella storia». Per questo «dobbiamo essere più attenti a ogni segnale di cambiamento, ma contemporaneamente non possiamo permetterci di aspettare – ha spiegato –. Il tempo è fondamentale e non possiamo più aspettare che il cambiamento semplicemente accada».

Bishop ha evidenziato l’importanza di conoscere la storia e portare avanti la tradizione e ha individuato nelle Chiese, nei Governi e nelle scuole le istituzioni più “conservative”. «Intendiamoci: è giusto e utilissimo che un sistema di informazioni e valori venga tramandato, ma il problema è l'eccesso di conservazione. I guardiani della tradizione ci servono, ma davvero sono troppo bravi in questo ruolo. Questo pregiudica l’accoglienza anche dei piccoli cambiamenti». Perché invece non insegniamo il futuro? «Abbiamo un problema culturale – ha detto Bishop –. A scuola si cerca sempre la risposta giusta, ma il futuro non lo è, è una risposta multipla, per questo per noi è difficile vedere il cambiamento come un'opportunità e lo concepiamo piuttosto come un’angoscia o una perdita. Non dovrebbe essere questo, però, il modo di condurre il sistema scolastico».

«Non esiste ancora nessun curriculum scolastico che richieda agli insegnanti di formare al futuro. Spesso gli insegnati non hanno tempo nemmeno di concludere il programma curriculare, incentrato sul passato». Ma qui sta l’errore, secondo Bishop. «Il futuro non deve essere una nuova materia, aggiuntiva, dev'essere un modo di insegnare, integrato nelle altre materie. Insegnare il futuro non richiede tempo extra, ma richiede nuove modalità di approccio alle materie». 

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