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Si inaugura il Vigne Museum

Società
16 settembre 2014

Il patriarca del vino

di Margherita Reguitti
Un avveniristico museo della vite per festeggiare i 100 anni di Livio Felluga: sabato 20 settembre a Rosazzo un evento senza precedenti.
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Livio Felluga in vigna
Società
16 settembre 2014 di Margherita Reguitti Image

Livio Felluga compie 100 anni: uomo moderno e lungimirante, sapiente interprete con i suoi vini dell’amore per la terra e artefice della valorizzazione di un territorio che ha contribuito a far conoscere nel mondo.

Per festeggiare questo traguardo, la famiglia e l’azienda Livio Felluga organizzano il 20 settembre un evento internazionale che unisce enologia e arte, scienza e architettura. Diversi i momenti in cui si articolerà la giornata nell’Abbazia di Rosazzo e sulle colline circostanti.

Un evento che vedrà l’inaugurazione del Vigne Museum, il primo esempio in Italia di ‘museo della vite’. Di questo e altro abbiamo parlato con Elda Felluga, figlia di Livio, che gestisce l’azienda di famiglia assieme ai fratelli.

Vigne Museum, un progetto inedito, per festeggiare una ricorrenza tanto speciale per la famiglia e l’azienda?

«Non è stato facile scegliere cosa regalare a nostro padre avendo chiara l’idea che doveva essere un’opera destinata a durare nel tempo, inserita nel contesto delle sue colline e dei suoi vigneti. L’iconostasi di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle è la sintesi perfetta di questo desiderio di omaggio a papà. Il “Museo della vite”, dedicato ai 100 anni del “patriarca”, è un labirinto di forme geometriche sempre in “movimento” che interagisce con la natura stessa, al mutare delle stagioni e al trascorrere del tempo. La vite è la grande protagonista all’interno dell’opera».

Come avete scelto il luogo?

«Abbiamo ritenuto da subito Rosazzo il luogo ideale. Qui nostro padre acquistò i suoi primi ettari di vigneto. Sorgerà su una piccola altura dove abitualmente si fermava a riflettere e a osservare i vigneti, le colline, il paesaggio, la millenaria Abbazia».

Perché avete affidato il progetto a Yona Friedmann, un filosofo-architetto del pensiero utopico che ha lavorato nel mondo?

«Yona Friedman ha saputo vedere oltre; è un visionario e un anticipatore di idee architettoniche e artistiche. Per certi aspetti, pur se in ambiti diversi, anche papà è stato un visionario, un pioniere, un architetto delle colline. Un uomo e un imprenditore che dagli anni ’50 ha anticipato molto di quanto oggi nel mondo è sinonimo di qualità».

Enologia e scienza, arte e architettura: quali sono i legami che intrecciano questi ambiti in apparenza diversi?

«Il legame è proprio Vigne Museum, un progetto che per sua natura mette insieme tutte queste discipline. La Livio Felluga è da sempre sensibile sostenitrice del mecenatismo artistico».

Lo Stato cosa potrebbe fare per favorire il sostegno dei privati al patrimonio storico e artistico italiano?

«Per salvaguardare l’enorme patrimonio artistico italiano e favorire la crescita di nuovi talenti nel mondo dell’arte sarà sempre più necessario l’intervento delle imprese private. Questo sarà possibile solo se gli investimenti in tal senso potranno essere detassati favorendo così un nuovo mecenatismo. Anche i finanziamenti europei sono uno strumento determinante ma è necessaria maggior attenzione e determinazione nel portare a termine i progetti».

Da figlia qual è l’immagine che riassume visivamente e intimamente suo padre?

«Molti degli scatti più belli lo ritraggono fra le sue vigne. Questo è mio padre; uomo della terra, osservatore della natura che insegna ai suoi figli i valori della vita, il senso della famiglia, l’importanza della cultura, la passione come propulsore per realizzare i propri sogni».

Voi siete un team familiare nella conduzione dell’azienda; questo è un progetto di natura diversa: come vi siete suddivisi i compiti?

«Tutti noi, ognuno nel proprio ambito, abbiamo contribuito affinché questa giornata importante sia orchestrata al meglio. Certamente il lavoro più impegnativo è stato quello di mio fratello Filippo che ha gestito tutta la parte logistica riguardante la costruzione dell’opera, un intreccio fra cielo e terra di oltre 200 forme geometriche. Senza dimenticare che molto lavoro è stato e deve essere ancora fatto per la produzione di 100, il vino dedicato al compleanno di papà con il quale faremo un brindisi “ideale” ma che potremo degustare nel 2015».

Quali sono i progetti futuri di Vigne Museum?

«Diventerà un luogo d’incontro per tutti, tra l’arte e la natura, attraverso momenti dedicati alla musica, alla letteratura, alla poesia. Un palcoscenico affacciato sull’anfiteatro naturale delle colline e oltre, un punto dal quale lo sguardo spazia libero verso le montagne e il mare».

 

BIOGRAFIA

Livio Felluga nasce il 1 settembre del 1914 a Isola d’Istria, cittadino dell’Impero austro-ungarico. Fondatore dell’omonima cantina di Brazzano di Cormòns è considerato il patriarca dell’enologia del Friuli Venezia Giulia. Uomo legato alla terra, di poche ma significative parole, ha fatto della semplicità e serietà i tratti principali della sua vita di uomo e di imprenditore. Ironico, cordiale e diretto, amante delle battute essenziali, dell’arte e della musica jazz, si schernisce davanti a elogi e manifestazioni di giusta ammirazione con una frase in dialetto istro-veneto:

“Cossa go fato de grande?” (cosa ho fatto di grande?).

La sua azienda è nel mondo sinonimo di qualità e fedeltà ai profumi e sapori della terra. La Livio Felluga, impresa familiare oggi guidata dai figli Maurizio, Andrea, Filippo ed Elda, riassume il connubio fra memoria e futuro, salvaguardia dei valori tramandati da 5 generazioni di produttori e idee innovative e dinamiche richieste dalla globalizzazione dei mercati. Il tutto legato dalla passione e impegno in vigna e in cantina. Dalla natia Isola d’Istria alle terre del Collio e dei Colli orientali. Alla fine degli anni ‘50 Livio Felluga, controcorrente inizia il suo percorso per la rinascita della collina e la valorizzazione del vino di qualità da far apprezzare fuori dai confini regionali.

I primi 23 ettari furono acquistati nel 1956 a Rosazzo, lungo i pendii dell’Abbazia medievale. Sua fu l’intuizione delle potenzialità di un territorio, fra il mare e le montagne, dal microclima particolare, e dalla peculiare composizione del terreno ai fini di ottenere prodotti l’eccellenza per gusto e profumo.

Sugli oltre 155 ettari vitati vengono prodotti i prestigiosi uvaggi come “Terre Alte”, “Abbazia di Rosazzo” e “Sossò”, accanto ai Friulano, Sauvignon, Pinot grigio e alle selezioni di uve di Merlot, Pignolo e Refosco dal peduncolo rosso. Vini rappresentati dalla famosa e unica etichetta della carta geografica, simbolo del legame con il territorio.

Nel 2009 l’università di Udine gli ha conferito la laurea honoris causa in viticoltura.

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