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Giovani hi-tech

Attualità
09 maggio 2012

Per un uso responsabile delle nuove tecnologie

 di Cristian Vecchiet
La ricerca Ragazzi Digitali
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Nativi digitali
Attualità
09 maggio 2012 di 
Cristian Vecchiet

 Che le file delle nuove generazioni siano formate da “nativi digitali” già lo si sa da tempo. A suffragare ulteriormente questo dato vi è anche la ricerca Ragazzi digitali. Per un uso consapevole dei nuovi media condotta dall’Associazione La Viarte di  Santa Maria la Longa (Ud), in partnership con l’ISIS “Malignani” di Udine, l’Istituto “Bearzi” di Udine e l’ISIS “Mattei” di Latisana. Il progetto – finanziato dalla Direzione Centrale Istruzione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – ha come finalità la formazione di classi di studenti dalle I alle IV ad un uso consapevole e critico delle nuove tecnologie, mediante la sperimentazione dell’utilizzo dei new media a fini didattici. Oltre agli studenti, destinatari di moduli formativi ad hoc sono i docenti ed i genitori dei ragazzi. In vista delle attività sperimentali sono stati somministrati circa 800 questionari on-line. Ad oggi la raccolta dati è ancora aperta. Nel frattempo altri istituti, come l’ISIS “Malignani” di Cervignano del Friuli e l’ISIS “Stringher” di Udine, si sono aggiunti promuovendo la rilevazione. Le nuove generazioni sono costituite da nativi digitali, dicevamo. Nativo digitale è un individuo nato e cresciuto nel mondo digitale, per il quale è “naturale” utilizzare i new media. Un immigrato digitale, invece, è chi le tecnologie digitali le ha imparate dopo l’infanzia. Tra il nativo e l’immigrato, sussiste il cosiddetto digital divide.

I dati (al momento ancora provvisori) della ricerca de La Viarte confermano questa tesi. Su un totale di 751 ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, la percentuale di quanti utilizzano le nuove tecnologie sfiora il 100%. Da notare, tuttavia, che più che internet i giovani sembrano preferire il cellulare, utilizzato dal 99% degli intervistati; seguono le altre tecnologie digitali (computer, consolle per videogiochi, macchine fotografiche digitali, videocamere). Il 98% usa internet dal dispositivo più a portata di mano (cellulare, smartphone, computer). Alla domanda “Quale di questi strumenti getteresti via per ultimo?”, la risposta conferma che al primo posto vi è il cellulare, mentre internet è al secondo con uno scarto di circa due punti percentuali. A preferire il cellulare ad internet sono soprattutto le ragazze, così come rimane sempre il gentil sesso ad imparare prematuramente il suo utilizzo. Da rimarcare inoltre che circa l’11% degli intervistati ha avuto il primo cellulare prima dei 10 anni. Da queste percentuali possiamo ricavare un dato qualitativo interessante: il bisogno di comunicazione. Ad ulteriore dimostrazione della pervasività dei new media, emerge che oltre il 50%  si collega ad internet quotidianamente più volte al giorno, mentre  circa il 60% ha dichiarato di aver appreso in totale autonomia l’utilizzo dei media. Ma che tipo di attività viene svolta con le nuove tecnologie? A prevalere sono le attività “passive” come scaricare musica, immagini e video, oppure la ricerca di informazioni. Di sicuro, le nuove generazioni vivono immerse nel mondo digitale. Si tenga presente che, stando alle attuali provvisorie percentuali, quando un ragazzo desidera fare quattro chiacchiere con qualcuno, la prima strada scelta è l’invio di un sms (oltre il 70%), piuttosto che andare in piazza o al bar (circa il 68%), e preferisce entrare su Facebook (58%) prima di andare a casa di un amico (48%). Succede così che i new media rappresentino simbolicamente un’estensione del soggetto, una parte di sé. Il fenomeno del multitasking è al riguardo emblematico: ormai si utilizzano contemporaneamente più mezzi tecnologici. Stiamo assistendo pertanto alla transizione dall’analogico al digitale, un cambiamento non solo di strumenti ma soprattutto di approccio alla realtà, di modalità di “stare al mondo”, di vivere ed interpretare la realtà. Se chiediamo ad un adolescente di immaginarsi una giornata tipo senza l’uso delle tecnologie, ci accorgiamo (l’esperimento è di poche settimane fa) della reale difficoltà cognitiva ed immaginativa. Il punto tuttavia non è eliminare le tecnologie ma come educare ad un uso consapevole e responsabile delle stesse.

Le problematiche che sollevano i media riguardano ambiti disparati come il mondo relazionale-comunicativo, quello cognitivo, fisico, commerciale, etico. I new media modificano la rappresentazione del tempo e dello spazio, incidono in profondità sul mondo interno, cognitivo ed affettivo, di tutti noi. Coi new media possiamo entrare in contatto con persone lontanissime in tempi praticamente azzerati, possiamo incrementare la possibilità di apprendimento, dare la parola a chi non l’ha mai avuta... Eppure al tempo stesso non mancano interrogativi sul rischio di confondere i confini tra virtuale e reale, sulla possibile perdita di competenze relazionali, sull’assuefazione alle logiche manipolatrici di chi per davvero detiene i mezzi digitali. Se, come insegnano i sociologi, il virtuale ed il reale nel digitale sembrano confondersi, rimane il dato oggettivo che il virtuale ed il reale sono due sfere  distinte dell’esistente. Se oggi molta della formazione e della crescita delle nuove generazioni si gioca nei “vissuti digitali”, forse è il caso che il mondo adulto raccolga la sfida educativa lanciata dai new media. Un dato interessante dell’indagine condotta da La Viarte è che secondo i ragazzi la maggior parte dei genitori non si preoccupa della navigazione su internet dei figli, tanto che la maggior parte di loro naviga in rete senza alcun controllo genitoriale. Il confine tra opportunità e rischi è labile forse quanto quello tra digitale e reale. E tuttavia è esattamente qui che si insinua la scommessa educativa. Educare vuol dire favorire l’autonomia responsabile dei ragazzi, ovvero la capacità dei ragazzi di dare una risposta personale alla realtà, investendo se stessi nel reale. La capacità pervasiva dei new media solleva interrogativi ed offre risorse. I media non sono asettici e non sono solo strumenti. Il mondo digitale costituisce un ambiente di vita che incide su pensieri ed emozioni con evidenti riverberi nella prassi ordinaria. La responsabilità dei ragazzi passa attraverso la responsabilità degli adulti. È in primis il mondo adulto a doversi interrogare sull’utilizzo responsabile dei media, a doversi dare uno sguardo deontologico sulla realtà digitale e a educarsi ad educare i ragazzi a pratiche digitali che rispettino l’ordine intrinseco della realtà, per il quale il virtuale non è il reale e tuttavia l’accesso al reale può essere sostenuto anche dal digitale. Senza terrorismi e senza ingenuità. La partita è tutta (quasi) da giocare.

 

 Che le file delle nuove generazioni siano formate da “nativi digitali” già lo si sa da tempo. A suffragare ulteriormente questo dato vi è anche la ricerca Ragazzi digitali. Per un uso consapevole dei nuovi media condotta dall’Associazione La Viarte di  Santa Maria la Longa (Ud), in partnership con l’ISIS “Malignani” di Udine, l’Istituto “Bearzi” di Udine e l’ISIS “Mattei” di Latisana. Il progetto – finanziato dalla Direzione Centrale Istruzione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – ha come finalità la formazione di classi di studenti dalle I alle IV ad un uso consapevole e critico delle nuove tecnologie, mediante la sperimentazione dell’utilizzo dei new media a fini didattici. Oltre agli studenti, destinatari di moduli formativi ad hoc sono i docenti ed i genitori dei ragazzi. In vista delle attività sperimentali sono stati somministrati circa 800 questionari on-line. Ad oggi la raccolta dati è ancora aperta. Nel frattempo altri istituti, come l’ISIS “Malignani” di Cervignano del Friuli e l’ISIS “Stringher” di Udine, si sono aggiunti promuovendo la rilevazione. Le nuove generazioni sono costituite da nativi digitali, dicevamo. Nativo digitale è un individuo nato e cresciuto nel mondo digitale, per il quale è “naturale” utilizzare i new media. Un immigrato digitale, invece, è chi le tecnologie digitali le ha imparate dopo l’infanzia. Tra il nativo e l’immigrato, sussiste il cosiddetto digital divide.

I dati (al momento ancora provvisori) della ricerca de La Viarte confermano questa tesi. Su un totale di 751 ragazzi di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, la percentuale di quanti utilizzano le nuove tecnologie sfiora il 100%. Da notare, tuttavia, che più che internet i giovani sembrano preferire il cellulare, utilizzato dal 99% degli intervistati; seguono le altre tecnologie digitali (computer, consolle per videogiochi, macchine fotografiche digitali, videocamere). Il 98% usa internet dal dispositivo più a portata di mano (cellulare, smartphone, computer). Alla domanda “Quale di questi strumenti getteresti via per ultimo?”, la risposta conferma che al primo posto vi è il cellulare, mentre internet è al secondo con uno scarto di circa due punti percentuali. A preferire il cellulare ad internet sono soprattutto le ragazze, così come rimane sempre il gentil sesso ad imparare prematuramente il suo utilizzo. Da rimarcare inoltre che circa l’11% degli intervistati ha avuto il primo cellulare prima dei 10 anni. Da queste percentuali possiamo ricavare un dato qualitativo interessante: il bisogno di comunicazione. Ad ulteriore dimostrazione della pervasività dei new media, emerge che oltre il 50%  si collega ad internet quotidianamente più volte al giorno, mentre  circa il 60% ha dichiarato di aver appreso in totale autonomia l’utilizzo dei media. Ma che tipo di attività viene svolta con le nuove tecnologie? A prevalere sono le attività “passive” come scaricare musica, immagini e video, oppure la ricerca di informazioni. Di sicuro, le nuove generazioni vivono immerse nel mondo digitale. Si tenga presente che, stando alle attuali provvisorie percentuali, quando un ragazzo desidera fare quattro chiacchiere con qualcuno, la prima strada scelta è l’invio di un sms (oltre il 70%), piuttosto che andare in piazza o al bar (circa il 68%), e preferisce entrare su Facebook (58%) prima di andare a casa di un amico (48%). Succede così che i new media rappresentino simbolicamente un’estensione del soggetto, una parte di sé. Il fenomeno del multitasking è al riguardo emblematico: ormai si utilizzano contemporaneamente più mezzi tecnologici. Stiamo assistendo pertanto alla transizione dall’analogico al digitale, un cambiamento non solo di strumenti ma soprattutto di approccio alla realtà, di modalità di “stare al mondo”, di vivere ed interpretare la realtà. Se chiediamo ad un adolescente di immaginarsi una giornata tipo senza l’uso delle tecnologie, ci accorgiamo (l’esperimento è di poche settimane fa) della reale difficoltà cognitiva ed immaginativa. Il punto tuttavia non è eliminare le tecnologie ma come educare ad un uso consapevole e responsabile delle stesse.

Le problematiche che sollevano i media riguardano ambiti disparati come il mondo relazionale-comunicativo, quello cognitivo, fisico, commerciale, etico. I new media modificano la rappresentazione del tempo e dello spazio, incidono in profondità sul mondo interno, cognitivo ed affettivo, di tutti noi. Coi new media possiamo entrare in contatto con persone lontanissime in tempi praticamente azzerati, possiamo incrementare la possibilità di apprendimento, dare la parola a chi non l’ha mai avuta... Eppure al tempo stesso non mancano interrogativi sul rischio di confondere i confini tra virtuale e reale, sulla possibile perdita di competenze relazionali, sull’assuefazione alle logiche manipolatrici di chi per davvero detiene i mezzi digitali. Se, come insegnano i sociologi, il virtuale ed il reale nel digitale sembrano confondersi, rimane il dato oggettivo che il virtuale ed il reale sono due sfere  distinte dell’esistente. Se oggi molta della formazione e della crescita delle nuove generazioni si gioca nei “vissuti digitali”, forse è il caso che il mondo adulto raccolga la sfida educativa lanciata dai new media. Un dato interessante dell’indagine condotta da La Viarte è che secondo i ragazzi la maggior parte dei genitori non si preoccupa della navigazione su internet dei figli, tanto che la maggior parte di loro naviga in rete senza alcun controllo genitoriale. Il confine tra opportunità e rischi è labile forse quanto quello tra digitale e reale. E tuttavia è esattamente qui che si insinua la scommessa educativa. Educare vuol dire favorire l’autonomia responsabile dei ragazzi, ovvero la capacità dei ragazzi di dare una risposta personale alla realtà, investendo se stessi nel reale. La capacità pervasiva dei new media solleva interrogativi ed offre risorse. I media non sono asettici e non sono solo strumenti. Il mondo digitale costituisce un ambiente di vita che incide su pensieri ed emozioni con evidenti riverberi nella prassi ordinaria. La responsabilità dei ragazzi passa attraverso la responsabilità degli adulti. È in primis il mondo adulto a doversi interrogare sull’utilizzo responsabile dei media, a doversi dare uno sguardo deontologico sulla realtà digitale e a educarsi ad educare i ragazzi a pratiche digitali che rispettino l’ordine intrinseco della realtà, per il quale il virtuale non è il reale e tuttavia l’accesso al reale può essere sostenuto anche dal digitale. Senza terrorismi e senza ingenuità. La partita è tutta (quasi) da giocare.

 

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