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Giovani e volontariato

Psicologia
18 marzo 2014

Donare se stessi? Anche no

di Andrea Fiore
L’associazionismo sta vivendo una crisi senza precedenti, legata alla carenza di giovani disposti a dedicare il proprio tempo per gli altri. Quale futuro?
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Psicologia
18 marzo 2014 di Andrea Fiore Image

Passeggiando nelle piazze di qualsiasi città del nostro territorio un tempo era facile imbattersi in compagnie di ragazzi e adolescenti che, in gruppo, trascorrevano il proprio tempo libero, condividendo esperienze e, talvolta, progetti per il futuro.

Quel “un tempo” non risale a secoli passati, ma a qualche anno fa. Eppure, osservando il presente, sembra trascorsa un’infinità. Mi si dirà: qual è il problema se ciò non avviene più? La risposta va ricercata nell’analisi del presente e coinvolge aspetti fortemente sociologici.

Solitudine, tremenda solitudine

Nell’attuale contesto storico stiamo assistendo a uno sfilacciamento dei legami sociali dei nostri giovani probabilmente mai visto prima. I ragazzi non si ritrovano più in gruppo con i propri coetanei, e nelle occasioni in cui avviene l’obiettivo, nella maggior parte dei casi, è l’autodistruzione, intesa come ricerca dello sballo. In altre paro le, e questo è il triste paradosso, ci si ritrova in gruppo per isolarsi ancor di più dal mondo circostante. Non per condividere obiettivi comuni di profilo più o meno elevato.

Ma se l’uomo, per sua natura intrinseca, è un essere sociale, questo drastico mutamento a cosa condurrà?

Passeggiando sull’orlo del baratro

Le prime (pesantissime) ripercussioni sono già state accusate dal mondo del volontariato. Perché se i giovani d’oggi dimostrano ritrosia a coalizzarsi tra loro, l’interesse per un’associazione di qualsivoglia natura diventa semplicemente una chimera. Con la conseguenza, drammaticamente ovvia, che una cospicua fetta dell’associazionismo rischierà seriamente l’estinzione nei prossimi anni. Perché se ognuno pensa per sé sperando che sia qualcun altro a preoccuparsi del bene comune, la prospettiva di rimanere col cerino in mano si farà sempre più concreta.

Invertire la tendenza? Impossibile, per ora

Per mutare lo scenario servirebbe uno sforzo da parte di tutti. E questo, al momento, è irrealistico. Viviamo infatti in una società fortemente individualista, in cui l’attenzione verso l’altro è sempre meno sentita. Anche perché gli esempi che i giovani si trovano di fronte, spesso, non vanno in questa direzione. Da quelli più vicini, i genitori, a quelli più lontani, i politici.

Sono infatti sempre più le famiglie che non svolgono un ruolo di facilitatore: invece di stimolare i propri figli a spendersi per il volontariato, restano del tutto indifferenti alla cosa. Per quanto concerne il mondo della politica, invece, gli esempi risultano addirittura imbarazzanti. E questo è un problema pesantissimo. Perché nei nostri giovani sta passando il messaggio che chi si occupa di politica lo faccia esclusivamente per un tornaconto personale. Ma se tutti si fermeranno di fronte al mero disgusto per il contesto politico, questo rischia di divenire un mondo sempre più distante dalle giovani generazioni.

Trasformandosi in un cane che si morde la coda.

Il futuro? Chi vivrà, vedrà

Quello che ci riserveranno i prossimi anni è difficile stabilirlo con certezza. Tuttavia il rischio che si profila all’orizzonte ha già fatto muovere le nostre istituzioni. Di recente, infatti, le prefetture hanno spinto le associazioni del mondo del volontariato a entrare nelle scuole per dare uno scossone agli studenti, stimolandoli a mettere a disposizione il proprio tempo per gli altri. I risultati finora non sono stati incoraggianti, ma insistere su questa strada è attualmente l’unico modo per mantenere accesa la speranza.

Perché se il trend non sarà invertito, il futuro ci riserverà un mondo del volontariato sempre più povero di risorse umane.Ma non scordiamoci mai che sono anche le uniche.

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