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Pericoli e prevenzione

Protezione Civile
17 marzo 2014

I piani di emergenza comunali

di Ufficio stampa Protezione civile FVG
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Volontari della Protezione Civile all'opera
Protezione Civile
17 marzo 2014 di Ufficio stampa Protezione civile FVG

La necessità del coordinamento

Un terremoto, un’inondazione, una serie di frane: situazioni che vanno al di là delle previsioni sul territorio e creano disagi fisici e psicologici alla cittadinanza. In una parola: emergenze. Sono i casi in cui l’operato della Protezione Civile trova applicazione immediata e massiccia: proprio per questo, però, è necessario sapere come agire, per non trovarsi ad affrontare eventi così drammatici senza gli strumenti necessari e un’idea chiara di chi fa cosa.

Con la delibera n° 99 DD. 18.1.2008, sulla scia di un precedente protocollo del 2005 riguardante la stessa materia, la Giunta regionale ha emanato le direttive per la costruzione del Piano regionale delle emergenze, comprensivo a sua volta di coerenti piani comunali ed eventualmente provinciali: un sistema capillare di prevenzione in cui ogni singolo comune e le relative sezioni locali di Protezione Civile stabiliscono forme e modi di intervento in caso, per l’appunto, di emergenza. Questo alla luce di una omogenea percezione e valutazione degli eventi calamitosi, condivisa fra tutti i soggetti in campo (la Regione, le Province, i Comuni, la Protezione Civile regionale e le Prefetture), nella cui collaborazione sta il segreto di un corretto coordinamento di interventi, necessario al raggiungimento della tutela dell’incolumità della popolazione regionale.

Com’è strutturato un piano di emergenza

Un piano di emergenza è l’insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa in un determinato territorio, all’interno di un più vasto programma di previsione e prevenzione. È lo strumento che consente alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un’area a rischio, con l’obiettivo di garantire attraverso ogni mezzo il mantenimento del livello di vita ‘civile’.

Poiché un’emergenza supera la capacità di risposta o la competenza di una singola organizzazione, i primi compiti di un piano per affrontarla sono quelli di fare chiarezza a livello ‘interno’, ossia in merito agli stessi operatori di Protezione Civile, identificando innanzitutto il personale, l’equipaggiamento, le competenze, i fondi e altre risorse disponibili da utilizzare durante le operazioni di risposta. Spiega quindi come raccogliere tutte le informazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio, definisce un sistema di comunicazione che consenta lo scambio rapido e costante di notizie, stabilisce gli obiettivi da conseguire per dare un’adeguata risposta di Protezione Civile a una qualsiasi situazione d’emergenza e le relative competenze dei vari operatori, a ognuno dei quali affida, a seconda dei livelli, responsabilità di lavoro, controllo o comando, descrivendo il modo preciso in cui devono essere coordinate le azioni e le relazioni fra organizzazioni diverse.

A queste direttive ‘interne’ si affiancano, naturalmente, quelle ‘esterne’: il piano descrive infatti come proteggere le persone e le proprietà in caso di disastri ambientali e identifica le iniziative da mettere in atto per migliorare le condizioni di vita degli eventuali evacuati dalle loro abitazioni.

Aggiornamento e flessibilità

Ogni piano di emergenza, anche se vincolante per l’avvenire, è pur sempre un documento in continuo aggiornamento, che deve tener conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi.

Anche le esercitazioni contribuiscono all’aggiornamento del piano, perché ne convalidano i contenuti e valutano le capacità operative e gestionali del personale. La formazione, infatti, aiuta il personale che sarà impiegato in emergenza a familiarizzare con le responsabilità e le mansioni che deve svolgere in emergenza. Per quanto prescrittivo, dunque, un piano d’emergenza deve essere sufficientemente flessibile per essere utilizzato in tutte le situazioni problematiche, incluse quelle impreviste, e allo stesso tempo semplice in modo da divenire rapidamente operativo.

Per la creazione e il conseguente aggiornamento dei piani, la Protezione Civile ha a disposizione varie banche dati delle aree di emergenza:

- sistema informativo per la difesa del suolo contenente le informazioni relative ai dissesti e alle opere di difesa censite sul territorio regionale;

- reti di monitoraggio e indicatori di evento con tutte le informazioni e le misure strumentali relative ai parametri idrometeorologici, mareografici, sismici e di monitoraggio dei dissesti geologici, trasmesse in tempo reale al centro operativo di Palmanova delle diverse reti di controllo sul territorio;

- piani di emergenza sovracomunali ossia tutti i piani a carattere sovracomunale predisposti da enti terzi che riguardano i territori di più comuni contemporaneamente, come quelli concernenti le industrie potenzialmente pericolose (impianti chimici e altri enti soggetti alla “normativa Seveso”) e quelli predisposti dai singoli enti gestori per fronteggiare emergenze riguardanti le gallerie (stradali, autostradali e ferroviarie), l’aeroporto regionale “P. Savorgnan di Brazzà”, il soccorso in laguna, gli inquinamenti in mare e le nevicate eccezionali sulla viabilità autostradale.

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