Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Andrea Fiore e il SerT

Attualità
06 settembre 2009

La persona prima di tutto

 di Andrea Doncovio
Dalle droghe all’alcol, dal gioco d’azzardo al mondo delle carceri: l’attività in prima linea del SerT della provincia di Gorizia a favore delle persone affette da dipendenze.
CONDIVIDI
Il direttore di iMagazine (a sx), Andrea Zuttion, e Andrea Fiore
Attualità
06 settembre 2009 di 
Andrea Doncovio

Prevenire, curare e riabilitare gli individui colpiti dai fenomeni di dipendenza. Perché a dispetto dell’acronimo, il SerT (Servizio Tossicodipendenze) opera in un mare magnum dalle correnti assai insidiose, come spiega il dottor Andrea Fiore, responsabile della sede di Monfalcone.

 

«Sebbene originariamente sia nato per occuparsi dei problemi relativi alla tossicodipendenza, presso il SerT curiamo disturbi legati più in generale a dipendenze da sostanze e non sostanze: alcol, gioco d’azzardo, dipendenza da internet, dal cibo, dal sesso, oltre a seguire da vicino anche la popolazione carceraria».  

Un lavoro improbo affidato a quante persone?

«Nel contesto dell’Azienda sanitaria n.2 isontina, di cui il SerT della provincia di Gorizia fa parte, operiamo in una ventina di persone tra medici, psicologi, psichiatri, infermieri professionali ed impiegati amministrativi». 

Una goccia nell’oceano…

«Diciamo che solo contando i tossicodipendenti da eroina seguiamo oltre 300 persone. La nostra equipe opera prendendosi in carico l’individuo nel suo complesso grazie alle diverse professionalità delle nostre figure: il personale, tuttavia, a livello numerico è ridotto all’osso».

Se i tossicodipendenti da eroina che seguite sono oltre 300, facendo una stima quanti possono essere gli eroinomani in tutta la provincia?

«Statisticamente, solo un quinto dei tossicodipendenti tende a rivolgersi al SerT, per cui possiamo ipotizzare che i dipendenti da eroina in provincia si aggirino attorno ai 1.500 individui». 

Numeri impressionanti.

«Purtroppo, nonostante le campagne di sensibilizzazione, l’eroina resta ancora la sostanza che desta maggiori preoccupazioni nella nostra zona. Se da un lato è un problema che conosciamo ormai bene e quindi sappiamo come intervenire, dall’altro lato la tragedia è che tanti giovani ne fanno uso».

 Secondo lei perché?

«Quasi sempre il contesto sociale e relazionale è determinante. Il più delle volte un giovane inizia ad usare l’eroina per imitare amici che già lo fanno, per non sentirsi rifiutato o diverso dal gruppo con cui si relaziona. Più rari, ma comunque esistenti, i casi in cui si sceglie l’eroina per evadere da situazioni traumatiche come un lutto o una violenza subita».  

Che età media hanno le persone che si rivolgono al SerT?

«Premesso che il SerT è un servizio gratuito e aperto a tutti, al momento le persone che seguiamo hanno un’età che varia dai 15 ai 52 anni. La fascia maggiore è quella dai 25 ai 35 anni».  

C’è una spiegazione particolare?

«Solitamente l’uso di droga tende ad iniziare una decina di anni prima che le conseguenze sul fisico si facciano sentire, spingendo la persona a chiedere aiuto».

Facendo una sottrazione si potrebbe affermare che l’uso di droga tende ad iniziare tra i giovani dai 15 ai 25 anni…

«Purtroppo si. Anche per questo cerchiamo di promuovere campagne ed interventi di sensibilizzazione nelle scuole, ma le nuove tecnologie non aiutano: al giorno d’oggi su internet si possono trovare centinaia di siti che spiegano come fabbricarsi in casa la droga. In questo contesto servirebbe un cambio culturale».

Commenti (0)