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Meeting

Robert Capa in Italia

35 fotografie originali incorniciate e oltre 100 immagini del biennio 1943–44
19538
Benvenuto alle truppe americane a Monreale, 23 luglio 1943 (Photograph by Robert Capa. © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National Museum)
Trieste
piazza della Cattedrale 3
Alinari Image Museum
14/11/17
10-19

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La Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia presenta nel suo nuovo museo dell'immagine di Trieste “Robert Capa in Italia”. La mostra sarà aperta al pubblico da sabato 27 maggio fino a domenica 17 settembre 2017 negli spazi dell'Alinari Image Museum, al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto.

La mostra, dedicata al fotoreporter di guerra Robert Capa, è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia e dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest. Racconta gli anni della Seconda guerra mondiale in Italia, con 35 fotografie originali incorniciate e oltre 100 immagini del biennio 1943-44, consultabili nello spazio multimediale dell’Alinari Image Museum.

Per la prima volta la mostra organizzata da Alinari, infatti, presenta oltre alle fotografie originali un'ampia selezione di immagini digitali, con postazioni multimediali e interattive che permetteranno di contestualizzare la figura di Capa, il suo lavoro, la campagna italiana.

L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel per la parte storico-iconografica e da Massimiliano Pinucci – MbVision per quella multimediale ed è promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte.

In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.

A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.

“Nell'immaginario collettivo, il lavoro di Capa è immediatamente collegato al secondo conflitto mondiale, specie ai campi di battaglia di Francia, Germania, Africa. Non all'Italia. Eppure vi è una selezione molto rilevante di sue fotografie che si riferiscono proprio alla campagna italiana” chiarisce Beatrix Lengyel.

“A Trieste si conclude un percorso con cui Alinari ha portato in numerose città, tra cui Firenze, Genova, Milano, Parma..., le fotografie della campagna di Capa in Italia, fino a pochi anni fa sconosciuta – chiarisce Claudio de Polo Saibanti, presidente Fratelli Alinari –. Quest'ultima tappa, però, è speciale. Si sa che ogni foto parla a chi la guarda in modo diverso, a seconda del suo background, di quante nozioni ha. Con il  multimediale, invece, si azzerano le differenze, ci si ritrova su un pari livello e si viene accompagnati in un racconto fatto di immagini e informazioni. Non ci sono forzature antistoriche, irrispettose del lavoro del fotografo. Alinari, per esempio, non farebbe mai “alzare” con un'animazione un soldato seduto, immortalato da Capa, anche se tecnicamente ciò sarebbe possibile. Il multimediale aiuta a comprendere, a contestualizzare, a visualizzare. E aggiungo un aneddoto, anche se poco ha a che fare con il digitale: quando questa mostra venne esposta a Roma mi si avvicinò un signore anziano, mentre mi stavo soffermando davanti a una foto. Mi disse: “Lo sa che questo soldato è mio padre? Quella sera stessa fu fucilato dai tedeschi, perché mentre dava indicazioni a Capa fu traguardato con il cannocchiale dal commando e poi giustiziato””.

“Capa è un grande rappresentante della cultura centro-europea, un grande artista, nel vero senso della parola. La sua grandezza non sta solo nella fotografia in sé, ma nel pensarla, nel concepirla, nel farla fulmineamente. Guardare i suoi ritratti o le scene di guerra da lui immortalate è come guardare un grande quadro di Michelangelo o di Paolo Uccello. Non è un semplice fotografo e di questo ora si comincia a tenere conto. Ecco perché è un fatto molto importante che proprio qui a Trieste ci sia questa mostra” nota lo scrittore, regista e drammaturgo Giorgio Pressburger.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso  per  le sue  fotografie  scattate  durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva  in Italia  come corrispondente  di  guerra, ritrae la  vita dei  soldati  e  dei civili, dallo  sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa: “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne

dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

Commenta Emanuela Sesti, dirigente scientifico Fondazione Alinari: “Un viaggio fotografico nel lavoro di Robert Capa e nell’Italia della seconda guerra mondiale: la fotografia ci rivela, attraverso gli occhi di un reporter ungherese al seguito dello sbarco delle forze armate statunitensi, la storia del nostro paese che non avremmo forse mai conosciuto e ci rivela la storia dei civili italiani, dei soldati di ogni divisa, dei luoghi e dei morti. Su tutto l’occhio di Robert Capa si posa fermo e pulito e ci consegna l’unica vera percezione della storia che, senza le sue fotografie, sarebbe stata altrimenti muta”.

Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: “Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.

 

La novità della mostra a Trieste: la sezione multimediale

La tecnologia si mette al servizio del visitatore e offre numerosi strumenti per poter meglio comprendere e collocare in un preciso contesto storico quanto è stato immortalato nelle foto di Capa.

“Nella sezione multimediale del Museo presentiamo una seconda lettura del lavoro di Capa con un'analisi storico-geografica di quanto è successo in Italia tra il luglio del '43 e la fine della guerra” spiega Massimiliano Pinucci, progettista di AIM e curatore della sezione multimedia.

Lo sbarco in Sicilia degli alleati, il loro avanzamento, i luoghi delle battaglie e dove Capa fotografò sono illustrati attraverso intuitive mappe realizzate attraverso moderni criteri di infografica.

Ugualmente, due timeline presentano tramite animazioni a video l'una la vita di Capa anno per anno, e l'altra ne colloca gli spostamenti in giro per il mondo evidenziandoli su una mappa assieme ai conflitti di cui è stato testimone.

Come e dove le foto di Capa sono state effettivamente utilizzate lo si può scoprire sfogliando su tablet le riviste LIFE, tratte dall'Archivio del Museo Nazionale Ungherese, che hanno pubblicato i suoi servizi.

Suoni e tridimensionalità daranno l'impressione di trovarsi in media res. In un caso grazie a un visore 3D immersivo grazie a cui ci si ritroverà in trincea, trasportati all’interno di una azione di combattimento, tra aerei, uomini e carri armati, dove la violenza degli scontri non è mostrata, ma la tensione dell’attesa è realistica. Nello spazio 3D, indossando gli occhialini avremo davanti a noi, in tre dimensioni, mezzi di trasporto o armi usati durante la campagna in Italia immortalati dagli scatti d’epoca, e le relative schede informative.

Ma Capa ha avuto una sensibilità particolare anche nell'immortalare i civili: una parete proiettata in alta definizione, mostrerà i volti della gente nella guerra, l'impatto del conflitto sulla vita civile, accompagnati dalle parole di Capa.

Ad accogliere i visitatori nella sezione multimediale, l'attore Pino Capozza vestito da soldato, proiettato su schermo olografico, leggerà citazioni di personaggi che hanno conosciuto Robert Capa: Andrea Camilleri, John Steinbeck, Henri Cartier-Bresson, suo fratello Cornell.

Infine, non manca nemmeno la materialità degli oggetti. Due vetrine esporranno memorabilia e militaria: modelli di macchine fotografiche usate da Capa, i materiali per la stampa, la sua dotazione. E ancora, l'equipaggiamento, l'abbigliamento dei soldati, i kit medici, oggetti di vita quotidiana posseduti dai soldati, tutti rigorosamente originali (tratti dalla collezione di Paolo Franceschi, Linea Gotica Pitoiese Onlus).