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Meeting

Peace is here!

A Trieste fotografie di propaganda degli Americani in Estremo Oriente nel fondo USIS
22644
(ph. Comune di Trieste)
Trieste
via San Sebastiano1
Museo d'Arte Orientale
08/12/17
da martedì a giovedì 10-13, venerdì e sabato 14-17, domenica 10-17

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Ideata e realizzata dai Civici Musei di Storia ed Arte, sotto la direzione di Laura Carlini Fanfogna, la mostra è a cura di Claudia Colecchia, responsabile della Fototeca e della Biblioteca dei Civici Musei di Storia ed Arte. Sarà visitabile fino al 15 aprile 2018 da martedì a giovedì 10-13, venerdì e sabato 14-17, domenica 10-17, lunedì chiuso.

La mostra Peace here!(Così si concludeva la telecronaca sulla resa del Giappone del 2 settembre 1945 dal generale Mac Arthur)costituisce una nuova tappa del processo in atto di valorizzazione dell'archivio USIS che testimonia il ruolo di Trieste nel dopoguerra e al contempo conferisce alla Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte un respiro internazionale. E nella convinzione che mostrare immagini di guerra induce a perseguire la pace. È su questo che si basa l'esposizione dedicata alle fotografie originali dell'Estremo Oriente, appartenenti al fondo fotografico USIS (United States Information Service) della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, che offre per la prima volta al pubblico una selezione di sessanta delle mille fotografie originali della serie Giappone, realizzate tra il 1941 e il 1945, prevalentemente con fini propagandistici, in un intricato gioco di rappresentazioni: lo sguardo americano sull'Estremo Oriente, in cui prevale l'immagine del giapponese che lotta e soggiace al nemico, e quello del pubblico triestino del dopoguerra, a cui le fotografie sono state proposte, subito dopo la fine del conflitto, per propagandare gli ideali di vita americani. Una narrazione in chiave simbolico-allusiva: una guerra psicologica che utilizza gli strumenti della propaganda per instillare nella popolazione americana un forte orgoglio nazionalista, tramite la rappresentazione del nemico come un barbaro, se non in forme addirittura demoniache. Un percorso che si snoda tra diverse icone della Seconda guerra mondiale – lo scatto a Iwo Jima di Joe Rosenthal, gli istanti della resa giapponese, l'immagine di Nagasaki rasa al suolo dalla bomba atomica – e le numerose foto scattate con l'intento di narrare le forze alleate che interagiscono positivamente con i civili, persino in situazioni di ozio e di svago sullo sfondo di luoghi e paesaggi fortemente caratterizzati.

Immagini che confermano, in ultima istanza, l'attenzione per l'uomo, dimostrando – come sostiene Edward Steichen, direttore dell'unità fotografica dell'aviazione navale durante la Seconda guerra mondiale, nominato nel 1947 direttore del dipartimento di fotografia del MoMA di New York – che la missione della fotografia è spiegare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso.

“È una mostra – sottolinea l'assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi – di interesse eccezionale che mette in luce una parte importante della nostra storia e del patrimonio di oltre 3 milioni di immagini della Fototeca del Comune, realizzata grazie al lavoro svolto dal personale comunale, e che affronta i momenti più rilevanti che hanno segnato profondamente una guerra atipica della nostra epoca”.

“Le collezioni permanenti a disposizione del patrimonio culturale museale del Comune come il Museo d'Arte Orientale – precisa la direttrice Laura Carlini – vanno senz'altro valorizzate anche in prospettiva dell'inserimento della Fototeca in un più ampio contesto a livello europeo”.