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Meeting

Riflessi

20347
Trieste
Piazza Unità 4
Sala comunale d'arte
oggi e fino al 20/08
10-13/17-20

La luce - scrive la critica Marianna Accerboni - rappresenta, accanto a un solare cromatismo, la cifra vincente di questa giovane artista, che compendia la sensibilità per il rapporto tra luce e colore, propria della pittura, con un dinamismo educato alla misura, più proprio del progettare in architettura. L'artista che è in lei completa l'architetto e viceversa, offrendo al fruitore una visione equilibrata e vitale, armonica e variegata dei volumi e delle forme, che si pongono in un rapporto biunivoco di sobria, convincente efficacia.

EMMANUELA RENZI. Architetto e appassionata d’arte in tutte le sue accezioni, nasce a Trieste nel 1984. Fin da piccola si cimenta nel disegno e qualche tempo più tardi scopre l’amore per la pittura, grazie all’artista e suo mentore Antonio Sofianopulo. Successivamente inizierà un’attività artistica più consapevole, partendo da un linguaggio accademico classico per sfociare in una pittura informale, che coniuga l’astratto a temi geometrici ricorrenti, naturale rimando all’architettura. Nel 2009, guidata dall’artista Claudio Sivini, espone una personale a Trieste per il centenario del futurismo. Le sue opere fondono l’energia del colore e della musica, spesso base d’ispirazione, creando vortici plastici e visioni auliche.

L’ispirazione, nasce osservando la natura. Essa suggerisce nei modi più disparati, come la costruzione base di tutti i processi e le strutture è in grande o in piccolo basata su una forma a vortice. Se guardiamo la nebbia a spirale delle galassie nell’universo, il movimento dell’acqua, i cicloni, la crescita delle piante, la forma delle corna negli animali, l’albume o la struttura del DNA, troviamo ovunque, quale principio base, la forma a spirale. L’intero universo è in movimento, vale a dire in un flusso aperto a spirale.

Nell’universo vi sono due forze contrastanti: l’implosione, contraddistinta da un movimento spiraliforme centripeto, che caratterizza i fenomeni vitali, costruttivi, evolutivi. Mentre la forza complementare e opposta è quella dell’esplosione, che segue invece una spirale centrifuga, tipica dei fenomeni di distruzione, disgregazione e involuzione.

In natura, ambo le forze sono presenti come espressione della bipolarità che regola un equilibrio perfetto.

Esse interagiscono e si contaminano, dialogando attraverso unioni complesse di molecole tenute insieme da una sorta di mano invisibile, che le ricostruisce all’infinito, liberando energia.

Le opere dell’artista, coniugano volutamente l’astratto quale personale interpretazione dei fenomeni naturali a temi geometrici ricorrenti, che evocano frammenti di un percorso personale orientato all’architettura.

Una naturale contaminazione fra architettura ed arti figurative basato sul principio secondo cui: per l’artista puro, non è insolito cimentarsi nella progettazione dello spazio architettonico o urbano, come per l'architetto, essere coinvolto dalle indagini della ricerca artistica a lui contemporanea dalla quale trarre suggestioni culturali.

Le rappresentazioni dei linguaggi visivi sono il frutto di interazioni che avvengono su diversi livelli e in più direzioni. Storicamente le ricerche artistiche più significative hanno anticipato o influenzato il mondo del design, dell’architettura, della comunicazione. Spesso, arte e architettura sono state affiancate perché considerate espressioni strettamente relazionate di coevi fenomeni culturali.

Parafrasando Richard Meier: “Quando mi chiedono in che cosa credo, rispondo che io credo nell’architettura. L’architettura è la madre delle arti. Mi piace credere che l’architettura collega il presente con il passato e il tangibile con l’intangibile”.