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Classic art

Quintetto

A Gorizia lo spettacolo vincitore del "Be Festival" di Birmingham
27969
17/01/19
20.45
5
Gorizia
via Garibaldi 2/a
Gorizia

Un attore che entra nel semibuio, accende da solo una luce, ha una borsa di plastica in mano. Ci sono quattro fari sulla scena, ma il mixer luci e audio sono vuoti. Questo l’inizio di Quintetto di Marco Chenevier, coreografo, danzatore, regista e attore.

Il quintetto a cui si fa riferimento avrebbe dovuto esibirsi nel “Montalcini tanz”, uno spettacolo sulle connessioni tra arte e scienza e dedicato alla ricercatrice premio Nobel Rita Levi Montalcini. Ma la rappresentazione non può essere realizzata come previsto, a causa dei tagli ai finanziamenti teatrali. Il resto della Compagnia è infatti misteriosamente scomparso dopo aver avuto la proposta di lavorare per metà paga. Il sistema produttivo di uno spettacolo non differisce da un qualunque altro sistema produttivo. Oggi la crisi economica evidenzia la crisi del lavoro, e il teatro, come qualunque altro sistema produttivo, entra in una fase critica importante. La messa in scena viene così ridotta a una rappresentazione minima ed essenziale, con il contributo del pubblico che diventa essenziale.

Lo spettacolo è vincitore del Be Festival - Birmingham 2015, è stato inserito nella “Top 10 Comedy 2016” del quotidiano inglese “The Guardian”, ha ricevuto il secondo premio del pubblico al Mess Festival – Sarajevo 2015 e il primo premio per la danza contemporanea al Sarajevo Winter festival – 2013 ed è stato classificato secondo al Next Generation festival di Padova 2013.

Uno spettacolo legato al "5", che nell'esoterismo è il numero che simboleggia la vita universale, l'individualità umana, la volontà, l'intelligenza, l'ispirazione e il genio, ma anche l'evoluzione verticale e il movimento progressivo ascendente. “Parto da una pre-drammaturgia, ossia da un percorso che porta a farmi una specifica domanda. All’epoca, nel 2008, c’era effettivamente una mancanza di economie che non permetteva di portare in giro un nostro lavoro, Montalcini Tanz. Questa constatazione della realtà mi condusse alla fase drammaturgica vera e propria, che nasceva dalla domanda: Che cosa succede se rimango da solo a interpretare un quintetto?”, spiega lo stesso Chenevier. E ha proseguito: “L’obiettivo è sempre quello di proporre un lavoro che non sia noioso, comunichi varie tematiche e, nel contempo, diverta. Scientemente, molti artisti non affrontano il lavoro artigianale. Hanno l’idea – ossia elaborano la parte concettuale del lavoro, che è basilare anche per me – ma poi non si sporcano le mani. Le altre sollecitazioni – come l’uso di non professionisti per fare un lavoro da professionisti – nascono da questo concetto base, ossia mostrare che cosa succede se si toglie tutto a quel sistema produttivo denominato spettacolo. In parole povere: se in una fabbrica elimini gli operai, le macchine, il capannone, e lasci solo l’ingegnere con l’idea, cosa produrrai?”