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Meeting

Il tempo illuminato

Nell'Abbazia di Sesto al Reghena gli scatti di Bruno Beltramini
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Sesto al Reghena

Abbazia di Santa Maria in Silvis
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“Il tempo illuminato”, l’intensa personale del fotografo e pittore Bruno Beltramini, aggiunge un suggestivo tassello al puzzle di concerti, eventi e percorsi espositivi del 28^ Festival Internazionale di Musica Sacra, in corso fino a dicembre per iniziativa di PEC -  Presenza e Cultura e CICP - Centro Iniziative Culturali Pordenone. In collaborazione con il Comune di Sesto al Reghena e la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia la mostra, a cura di Giancarlo Pauletto, sarà inaugurata sabato 26 ottobre alle 17.00 nell’Abbazia di Sesto al Reghena dove resterà visitabile fino al 28 dicembre. In esposizione i lavori di Bruno Beltramini, per il pubblico una caleidoscopica sequenza di immagini dedicate a neve, pioggia, al verde del bosco, alle nuvole, al legno e alla pietra. «Bruno Beltramini –spiega il curatore Giancarlo Pauletto -  è un fotografo particolare, che non si limita ad attendere e costruire l’inquadratura che lo interessa, ma poi stampa l’immagine su una carta di pregio, e poi la ricopre totalmente, sulla base fotografica, con pastelli morbidi e fluenti che trasformano la fotografia in pittura. Vi sono quindi almeno tre operazioni fondamentali che presiedono al suo lavoro: l’attesa, la costruzione, il passaggio col pastello. Ma cosa attende, Beltramini, nei suoi appostamenti fotografici? Io credo soprattutto la luce “giusta”: giusta per il trasalimento poetico da cui è stato catturato, nel momento in cui ha deciso che proprio quella particolare visione poteva dargli la qualità visiva che  andava cercando».

Bruno Beltramini, fotografo, film-maker e pittore, si è diplomato nel 1987 presso l’Istituto Statale d’Arte “Sello” di Udine. Ha collaborato con importanti registi e con artisti di fama internazionale quali Hidetoschi Nagasawa, Anish Kapoor, Luciano Fabro, ha firmato reportage, documentari industriali, documentari d’arte e naturalistici. La sua ricerca è, in particolare, sul paesaggio, che filma e fotografa in diverse ore del giorno, alla ricerca di situazioni che presentino una particolare purezza d’immagine, nella quale si possa riconoscere una specie di sospensione del tempo, un momento contemplativo liberato dalle urgenze dell’utile. Ama ripassare minuziosamente queste immagini con le matite colorate, lavorando su preziosità cromatiche che ne sottolineano ancor più l’aura metafisica. La vernice potrà contare, sabato alle 17, anche sulle musiche del violoncellista Federico Pellaschiar, che in collaborazione con il Conservatorio Tomadini presenterà musiche di Johann Sebastian Bach dalla Suite n.2 per violoncello solo.

«Riconoscere il riferimento al sacro nelle arti visive, quando non si tratti di immagini centrate su temi religiosi, è l’obiettivo delle mostre allestite quest’anno nell’ambito del Festival internazionale di musica sacra – spiegano Luciano Padovese e Maria Francesca Vassallo, presidenti di PEC e CICP – Bruno Beltramini presenta i suoi paesaggi fermi, illuminati, incantati, profondamente “metafisici”: una sorta di apparizione dell’essere nel suo immediato, meraviglioso splendore».

«Nei lavori di Beltramini la bellezza si libra sopra la terra, è dappertutto – sottolinea ancora Pauletto -  e il nostro vero problema sta semmai nel fatto che non la vediamo, nel fatto, forse, che non possiamo vederla, ma anche non “vogliamo”, vederla. Perché vedere la bellezza significherebbe riflettere in profondità sui nostri intenti di vita, e forse mettere pericolosamente in discussione una serie di equilibri sui quali ormai siamo in qualche modo assestati. È naturale chiedersi perché Beltramini, che è operatore e fotografo di alta professionalità, abbia deciso di mettersi a ripassare col colore le sue immagini fotografiche. Il colore, a Beltramini, non serve per dare qualcosa “di più” all’immagine, serve invece per dargli qualcosa di “diverso”: in questo caso un carico di realtà  lirica che, secondo la sua sensibilità, solo la grana, e direi la “materialità” del colore è in grado di apportare al testo fotografico. I suoi paesaggi sono un “profano” - un abituale, un quotidiano - “sacralizzato”, cioè posto di fronte alla sua propria, e alla nostra, domanda metafisica. Perciò questa mostra è davvero pienamente a casa sua dentro il Festival Internazionale di Musica Sacra 2019, intitolato appunto alla Sacralità del profano».