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Meeting

Italia Metafisica

18481
Angelo del marciapiede, Emilia '98
Pordenone
corso Vittorio Emanuele II 60
Galleria Bertoia
19/05/17
15-19

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Raffigurano segni, simboli e geometrie sacre, ispirate dall’Italia “costruita”, e cioè dall’opera dell’uomo, le immagini del grande maestro della fotografia in bianco e nero George Tatge raccolte nella grande mostra Italia Metafisica’.

Non solo architettura, ma anche edifici minori e manufatti di ogni tipo che l’uomo lascia dietro di sé. Metafore e misteri dell'abitare temporaneo nei luoghi e dell'inevitabile passaggio oltre.

Tatge propone una nuova serie di 66 fotografie eseguite in tutta l’Italia, sul tema delle tracce dell’operare dell’uomo sul territorio, su ciò che egli genera, produce, talvolta abbandona. Il rapporto tra Natura e Uomo - già esplorato in passato da fotografo nato a Istanbul nel 1951 da madre italiana e padre americano, che ha scelto oltre 40 anni fa, di vivere in Italia - lascia il posto a un solo protagonista, l'uomo, e ai suoi interventi sul territorio, con tutti i significati sociali, industriali e religiosi che comportano. Ecco allora frammenti di realtà, giustapposizioni bizzarre e surreali, aperte, grazie all’ambiguità del contenuto, all’interpretazione di chi guarda. Alcuni spazi ritratti da Tatge possono ricordare le visioni dei pittori che hanno lavorato nel primo Novecento, ma il termine Metafisico è stato scelto, in questo caso, per sottolineare l’intento dell’autore di utilizzare un luogo fisico per esprimere un concetto astratto o un particolare stato d’animo. Particolarità della mostra allestita alla Galleria Harry Bertoia di Pordenone è l’esposizione in una grande stanza di 132 particolari estrapolati dalle 66 immagini in mostra. Tatge fotografa ancora con la sua Deardorff 13 x 18cm, una macchina leggendaria a soffietto che produce negativi in bianco e nero di grande formato che vengono stampati dall’autore in camera oscura: dai negativi è stato possibile estrarre dettagli che si presentano quasi come immagini nuove, quasi una “mostra nella mostra”: «Come il mondo che si apre all’esplorazione dei fotografi, la singola fotografia può contenere un mondo di immagini», spiega il fotografo.

Il volume legato alla mostra, edito da Contrasto, ha vinto un premio IPA della Lucie Foundation di N.Y. nel 2015 e il Premio Ernest Hemingway 2016 di Lignano Sabbiadoro.

«La mostra risponde perfettamente al modello culturale ‘Made in Pordenone’, un mix di iniziative prestigiose e di taglio più popolare, di eventi internazionali e valorizzazione delle tante risorse artistiche locali». «Vogliamo sviluppare una cultura a 360 gradi – spiega il sindaco Alessandro Ciriani - il che significa proporre sia eventi legati all’aggregazione e alla tradizione, sia iniziative di alta caratura che rappresentano il biglietto da visita della città e richiamano gente da fuori. A questa seconda categoria appartiene certamente la mostra di Tatge». «Abbiamo conosciuto Tatge l’anno scorso a Lignano come vincitore del premio Hemingway - aggiunge l’assessore alla cultura, Pietro Tropeano - e abbiamo ammirato le sue foto, tanto da decidere di esporle a Pordenone, città che già nel recente passato ha ospitato mostre di grandi fotografi. Ma questa esposizione è anche l’occasione per dare contemporaneamente visibilità ai tanti fotografi affermati dell’area pordenonese. Già all’interno della mostra di Tatge ci sarà un evento collaterale firmato da Guido Cecere. Ed è intenzione del Comune valutare prossimamente l’apertura dei prestigiosi contenitori culturali cittadini anche ad altri grandi fotografi locali come Danilo Rommel, Euro Rotelli, Italo Zannier» conclude.

 

George Tatge è nato a Istanbul nel 1951 da madre italiana e padre americano. Ha trascorso l’adolescenza tra l’Europa ed il Medio Oriente prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Laureato in letteratura inglese, incominciò a studiare la fotografia con l’ungherese Michael Simon. Si trasferì in Italia nel 1973, lavorando prima a Roma come giornalista e quindi a Todi, dove ha scelto di vivere per dodici anni, scrivendo per Art Forum e altri, e portando avanti le sue ricerche fotografiche. La sua prima mostra in Italia è stata alla Galleria Il Diaframma di Milano nel 1973. Il primo libro, Perugia terra vecchia terra nuova, uscì nel 1981. Da allora ha presentato mostre in America ed in Europa e le sue opere fanno parte di collezioni tra cui quella del Metropolitan Museum di New York, del George Eastman House di Rochester, del Houston Museum of Fine Arts, del Centre Canadien d’ArchItecture a Montreal, del Helmut Gernsheim Collection a Mannheim e della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Dal 1986 a 2003 è stato dirigente tecnico-fotografico della Fratelli Alinari di Firenze.

Tra le mostre più importanti:  The American Academy a Roma nel 1981 (solo), il MASP di Sao Paulo, Brasile nel 1988 (solo), la Biennale di Venezia nel 1995, il Museo Peggy Guggenheim di Venezia nel 2005, il Reiss-Engelhorn Museum a Mannheim nel 2003, The George Eastman House a Rochester nel 2004, e il MAXXI di Roma nel 2007. La sua mostra personale “Presenze—Paesaggi italiani” aprì a Villa Bardini di Firenze nel 2008 e ha viaggiato in altre cinque città.  Nel 2010 è stato assegnato il Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia. Insieme a Salgado, Robert Capa, William Klein e Paul Strand, era tra i 35 fotografi stranieri scelti per la mostra sull’Italia a Palazzo della Ragione di Milano nel 2015, intitolata “Henri Cartier-Bresson e gli altri”. La sua mostra Italia metafisica, che sta girando l’Italia, ha aperto a Firenze nel 2015. Il catalogo, edito da Contrasto, ha vinto un premio IPA della Lucie Foundation di N.Y. nel 2015 e il Premio Ernest Hemingway 2016 di Lignano Sabbiadoro. Vive a Firenze.