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Meeting

Il Muro Infinito

Racconto per immagini e parole a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino
31644
Carlo Leidi, Berlino 1989
Pordenone
piazzale XX Settembre
Biblioteca civica
17/12/19
lunedì 14-19, da martedì a sabato 9-19
gratuito

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Il 9 novembre 1989 è una data scritta su un muro che si sgretola. Preso letteralmente d’assalto da migliaia di cittadini, il Muro, Die Mauer, cento chilometri e oltre di inavvicinabile cemento e filo spinato, cadeva, trent’anni fa, a Berlino. Veniva fatto a pezzi con i picconi, addirittura con le mani, diventando il simbolo di un regime che crollava, di un secolo che finiva, il Novecento, e di un sogno che rinasceva e sapeva di riunificazione, speranza, libertà. Per la Germania ancora divisa, per l’Europa tutta, iniziava una nuova vita.

Non era ancora l’epoca degli smartphone e dei social media, ma quel muro grigio che si sbriciolava nella polvere, quelle persone festanti a migliaia fecero ugualmente il giro del mondo. Foto, video, le prime maratone televisive testimoniarono minuto per minuto ciò che accadde a Berlino nei caldissimi giorni di un autunno indimenticabile.

Molto tempo ancora, dopo quel 9 novembre 1989, sarebbe sopravvissuta l’immagine del Muro nella memoria dei berlinesi come nel comune sentire dell’Europa che, allora, costruiva invece i primi mattoni di un’auspicata, nuova unità. Da quel 9 novembre sono trascorsi trent’anni: il muro di Berlino non c’è più, altri muri, nel mondo, continuano a sopravvivere e a dividere.

Nasce da qui “Il Muro Infinito - Berlino 1989 - 2019”, mostra nata dalla collaborazione fra il Comune di Pordenone, il CRAF di Spilimbergo e la Fondazione Museo Storico del Trentino che inaugura oggi, sabato 8 novembre alle ore 18.00 nella Sala Esposizioni della Biblioteca civica di Pordenone, nell'ambito del calendario di iniziative "Memorie dal muro. A 30 anni dalla caduta".  La mostra sarà visibile fino al 6 gennaio 2020.

Una mostra che non è soltanto fotografica ma è, meglio, un racconto per immagini e parole del quale lo scrittore Eraldo Affinati è insieme curatore e protagonista con i suoi testi. Spesso ospite di queste nostre terre - amico fraterno di Pier Luigi Cappello - e da sempre interessato alla storia del Novecento, Affinati è autore di Berlin (Rizzoli, 2009),ritratto impossibile e reale di una città camaleontica dove a parlare sono le statue, il Muro, i grattacieli, le stazioni, le vie, le piazze, i morti, i vivi che l’anno attraversata.

“Ci piaceva l’idea di raccontare Berlino a distanza di trent’anni secondo un modello classico degli archivi, la cosiddetta carte blanche – spiega Luca Giuliani, responsabile direzione del CRAF – che consiste nel dare ad un artista la possibilità di scegliere dalle collezioni materiali conservati da decenni e di portarli a una seconda vita. L’incontro con Eraldo Affinati, avvenuto grazie al prezioso suggerimento di Gian Mario Villalta, è stato in questo senso decisivo e assolutamente perfetto”.

Lo scrittore ha scelto dall’archivio del CRAF le immagini per lui più significative della capitale tedesca prima divisa e poi riunita, senza dimenticare gli “altri muri” che ancora oggi feriscono il mondo, intersecando il percorso di immagini con la poesia dei suoi testi.

“Ho accettato con piacere l’invito di Luca Giuliani - spiega Eraldo Affinati - soprattutto pensando ai più giovani. Ogni generazione ricomincia da capo nel lavoro di conoscenza del passato che noi adulti non dovremmo mai dare per scontato. Mi sono immerso negli archivi del Craf alla maniera di un palombaro del Novecento lasciandomi guidare dall’istinto lirico, confermato dai testi dei pannelli e dalle didascalie che ho scritto come luci di candela accese sotto le fotografie. Berlino per me è collegata al Friuli, in quanto mia madre fuggì dal treno della deportazione il 2 agosto 1944 alla stazione di Udine. Se lei non ce l’avesse fatta, né io né mio fratello saremmo nati. È questa anche la ragione per cui le vicende tedesche relative alla Seconda Guerra Mondiale sono presenti in molti miei libri, specialmente Berlin che sarà presto riedito.”

Sessanta le immagini esposte su di un muro simbolico, costruito al centro della Sala Esposizioni. La prima parte è dedicata alla Berlino prima della caduta del Muro: a ritrarla è Toni Nicolini, fra le più prestigiose firme italiane del reportage sociale e del racconto per immagini.  Fotografo del Touring club, autore di storici servizi fotografici nelle zone più ferite e depresse del Sud Italia, Nicolini ci restituisce la Berlino degli anni Settanta e Ottanta con l’incisività classica del bianco e nero tipico di un’epoca di grandi contrasti.

Del Muro immediatamente dopo il crollo ci raccontano invece Marion Messina – fotografa e insegnante, autrice con i suoi studenti di un reportage vivido di quel fatidico 9 novembre 1989 – e Carlo Leidi, fotografo e scrittore esponente dei movimenti politici e culturali degli anni Sessanta e Settanta. Sue fotografie sono state pubblicate su L'Europeo, La Domenica del Corriere e su diversi periodici e quotidiani stranieri. La spontaneità dei suoi scatti rubati rende vividissimo il contesto di grande eccitazione di quei giorni incredibili.

La Berlino post Muro è invece protagonista nelle foto di Eugenio Novajra Tommaso Bonaventura. Insignito dal CRAF nel 2018 con il Premio Friuli Venezia Giulia Fotografia per un autore regionale, Novajra ci restituisce la sua visione di una realtà urbana europea fra le più mutevoli e dinamiche, ma anche una galleria di ritratti che raccontano i diversi aspetti della vita quotidiana nella città.

Espressione della sua raffinata ricerca del colore e del suo personalissimo stile di racconto, le fotografie di Tommaso Bonaventura sono invece tratte dal reportage che l’autore, vincitore di premi nazionali ed internazionali come il World Press Photo e il Sony World Photography Award, ha dedicato al celebre quartiere multietnico Kreuzberg.

“Tommaso Bonaventura sarà protagonista - ricorda il Presidente del CRAF Enrico Sarcinelli - anche di una seconda mostra fotografica dedicata alla Berlino del Muro, realizzata dal CRAF in collaborazione con Camera di Torino, che sarà ospitata a San Vito al Tagliamento dal 18 gennaio 2020”.

È infine un video a raccontare, nell’ultima sezione della mostra, i muri che ancora dividono il mondo: dagli steccati di Ciudad Juàrez, in Messico, al confine blindato di Israele e Palestina, dalle recinzioni metalliche che corrono per centinaia di chilometri fra India e Bangladesh alle frontiere delle enclavi spagnole a Ceuta e Melilla.

Dopo Pordenone, “Il Muro infinito” sarà a Trento presso la Fondazione Museo storico del Trentino nello spazio espositivo Le Gallerie, dal 23 febbraio al 26 aprile 2020.