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Classic art

Petite Messe Solennelle

Pordenone ricorda Rossini a 150 anni dalla morte
27705
Pordenone

10/12/18
20.45
4
Pordenone
via Martelli 2
Pordenone

Audace, di grande forza espressiva e bellezza, è la Petite Messe Solennelle con cui il Teatro Verdi di Pordenone lunedì 10 dicembre alle 20.45 celebrerà Giacchino Rossini nel 150mo anniversario dalla morte proponendone l’ultima composizione, testamento spirituale, in un nuovo allestimento co-produzione di Teatro Verdi e Amiata Piano Festival, manifestazione che porta la firma di Maurizio Baglini consulente musicale del Teatro Verdi e ambasciatore culturale del Friuli Venezia Giulia. L’appuntamento musicale è sostenuto da Fazioli Pianoforti, partner del Teatro, che vede in scena due strumenti made in Sacile, uno di proprietà del Teatro e uno appositamente predisposto per l’occasione.

A curare il nuovo allestimento è il pianista napoletano Michele Campanella nel duplice ruolo di primo pianoforte e maestro concertatore, dando nuova vita alla Petite Messe composta nel 1863, «l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia» come scrisse il genio pesarese nell’autografo della partitura.

La maturità artistica ha, se possibile, accresciuto la già altissima reputazione di Campanella che qui riunisce una formazione ad hoc di eccellenti interpreti, Monica Leone al secondo pianoforte, Enrica Ruggiero all’harmonium, e le voci di Linda Campanella soprano, Adriana Di Paola mezzosoprano, Francesco Marsiglia tenore, Matteo D’Apolito basso-baritono e con il coro specializzato in repertorio barocco La Stagione Armonica, maestro del coro Sergio Balestracci.

Il concerto avrà inizio alle 20.45.

Pianista internazionalmente riconosciuto come uno dei maggiori virtuosi e interpreti lisztiani, formatosi alla scuola pianistica napoletana di Vincenzo Vitale, Michele Campanella ha suonato con le principali orchestre europee e statunitensi collaborando con direttori come Claudio Abbado, Zubin Metha, Riccardo Muti, Christian Thielemann. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, ha ottenuto riconoscimenti indiscussi ed è membro dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Ha suonato nei più importanti festival internazionali e registrato per le etichette più prestigiose.

Ad accompagnare le voci soliste lunedì sarà il coro padovano La Stagione Armonica, specializzato in repertorio rinascimentale e barocco, interprete in incisioni registrate per la Rai e per le radio e televisione tedesca, svizzera, francese, belga. A guidare l’ensemble vocale è Sergio Balestracci: docente alla suola di Alto perfezionamento di Saluzzo e al Conservatorio Verdi di Milano, Balestracci si dedica al repertorio barocco, specie alle opere di compositori italiani, e allo studio della trattatistica rinascimentale e barocca.

Sarà proposta la scrittura originale per due pianoforti, harmonium, voci soliste e coro (la versione per orchestra fu ricavata pur senza entusiasmo dallo stesso Rossini per rispondere a pressioni esterne). «L’attributo Petite si riferisce non solo a un gesto di modestia dell’autore, ma soprattutto alla formazione strumentale e vocale - scrive Michele Campanella - La Petite è musica sacra, è musica religiosa, è musica che si rifà programmaticamente al lontano passato, alla tradizione della musica liturgica. Nel volgere lo sguardo all’antico, Rossini compie il prodigio di preparare il futuro». Storicamente associata a luoghi sacri che ne accrescono il fortissimo impatto spirituale, la composizione sprigiona nuove suggestioni se proposta in luoghi inusuali come il Teatro proprio in virtù di un messaggio che associa spiritualità religiosa a emotività espressiva.

All’indomani del Guglielmo Tell, Rossini si rinchiude in un isolamento artistico che conosce soltanto due eccezioni, lo Stabat Mater del 1842 e la Petite Messe Solennelle del 1863, capolavoro della sua vita. Quel lungo “silenzio” rossiniano fu in realtà costellato dalla scrittura di numerosi brani per pianoforte, da lui denominati “peccati di vecchiaia”, che testimoniano assieme allo «studio di Bach il suo quotidiano amore per lo strumento, di cui la scrittura pianistica della Messa è frutto» scrive ancora Campanella.