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Meeting

Oltre il reale. Flussi di pensiero

23534
Ciclo quasi Monocromi, CHARTA - residui labirintici, 2012 - incisioni su stampa fotografica Diasec Dibond 4 mm - cm 40 x 60 ediz. unica
Trieste
piazza Unità 4
Sala Comunale d'Arte
oggi e fino al 25/02
10-13/17-20

Raffinatezza, rigore, calibrato estro fantastico caratterizzano - scrive la curatrice Marianna Accerboni - l’opera concettuale di Silvio Balestra, artista triestino che da una decina d’anni sperimenta con - si potrebbe dire - controllato furore il mezzo fotografico, l’intuito o l’inclinazione o, ancora, la sensibilità pittorica, la computergrafica e la libertà.
Quale libertà? Quella del gesto e del pensiero, che hanno guidato la grande svolta avanguardistica del Novecento, dalle ricerche sulla percezione di Vasarely, Albers, Riley, Escher, Alviani al  dripping di Pollock, alle azioni performative di Christo. 
Nel tracciare la propria strada e il proprio linguaggio Balestra usa una tecnica molto personale e in tal senso inventa nuovi aforismi, si scaglia contro la materia, interviene e la aggredisce, la graffia ma la ama. E ha in sé, possiede il dono della creatività assoluta, di quell’istinto appunto che fa della ricerca un metodo, ma che da questo sa e anela svincolarsi, agendo in più direzioni sperimentali.
La prima in senso temporale che incontriamo in mostra è rappresentata dal ciclo degli Optical, in cui l’uso del mezzo digitale svolto sulla traccia dell’analogico, in modo indipendente rispetto ai canoni classici, una particolare abilità nel cogliere l’incidenza della luce e il rigore scientifico di chi è avezzo alla ricerca (per esempio nel campo della biologia) compongono gli stilemi di una tecnica segreta dagli esiti compositivi, formali e cromatici di notevole carisma.
Seguono i Monocromi Charta, in cui l’artista stravolge e interpreta la forma prescelta attraverso un iterato intervento manuale a graffio, che prende avvio da una superficie monocroma nera, la quale suggerisce l’esperienza di Vasarely e muta completamente la qualità e la valenza del supporto in modo dinamico, fino a giungere a una magnifica opera di grandi dimensioni che, attraverso l’iterazione quasi infinita del graffio, ci svela il concetto di sostanza.
Per finire con i Concept di piccole dimensioni, nati inizialmente dal malfunzionamento di una stampante, che ha però condotto per gradi l’artista verso un intervento manuale quasi totale.
La strada in direzione della pittura pura e delle sue suggestioni è forse aperta, nell’ambito di una ricerca il cui fil rouge - conclude Accerboni - rimane rappresentato da una valenza luministica e da una curiosità dalle variabili infinite.
 
Silvio Balestra (Trieste, 1969) utilizza nella sua continua sperimentazione il mezzo e i materiali fotografici, la computergrafica e l’incisione.
Dal 2008 ha esposto in numerose collettive e personali di prestigio. Tra le prime, di particolare importanza la 54° e 56° Biennale di Venezia, il Milan Image Art Fair, quella nella sede della Fondazione De Nittis (Barletta) e l’Esposizione Triennale di Roma 2014, curata da Daniele Radini Tedeschi all’Università La Sapienza, con presentazione di Achille Bonito Oliva, e alla Biblioteca Nazionale di Roma di Castro Pretorio con presentazione di Philippe Daverio. Inoltre per la copertina del catalogo è stata scelta una sua opera. Collettive anche in Norvegia, Germania, Repubblica Ceca, Spagna, Cina, Korea, USA.
Tra le personali, di particolare significato, la grande antologica al Chiostro del Bramante a Roma e l’esposizione alla Galleria Gora di Montreal (Canada). Per le sue ricerche innovative ha ricevuto numerosi premi fotografici internazionali da importanti realtà americane, tra cui lo Spotlight Award della rivista di settore Black and White Magazine e, ripetutamente, il Black and White Spider Award.
Nel 2017 inizia la collaborazione con la Galleria Gallerique di Chicago e la KontemporaryArt di Calgary (Canada). Un’importante società americana di art advisor acquisisce un suo lavoro su commissione della Princess Cruise Ship Company per l’allestimento della Majestic.