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Classic art

La vita ferma

A Udine uno spettacolo per guardare la morte con occhi diversi
23853
(ph. css udine)
Udine
piazzale Diacono 21
Palamostre
15/02/18
20

La vita ferma è un “dramma di pensiero” in tre atti  - interpretato da Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua  - sull’elaborazione del lutto, sullo strappo purtroppo irrimediabile fra vivi e morti e sulla gestione del ricordo da parte dei primi e sulla complessa identità che i vivi attribuiscono a chi non c’è più. Quasi sempre questa “restituzione”, a se stessi e agli altri, è una “reinvenzione” che però ci fa sentire anche in colpa, inadeguati, non all’altezza di ricordare chi non c’è più. Una reinvenzione che nasce da un profondo (e sofferto) atto di amore accompagnato da un laborioso “rammendo del ricordo”.

Lucia Calamaro con coraggio inscena per noi uno squarcio di vita di tre vivi qualunque – Riccardo, Simona, Alice, padre, madre e figlia - attraverso l’incidente e la perdita.  Simona purtroppo muore infatti troppo presto, ma in qualche modo “si ostina” a “ritornare”, è un fantasma che visita Riccardo. Torna per parlare, per ragionare con lui. E chiede ossessivamente di essere ricordata, anche a costo del dolore che ciò comporta. Tutto il contrario che i vivi a volte si augurano, o augurano a chi soffre una perdita. Ovvero: di dimenticare.

Nel primo atto c’è un trasloco, una casa da svuotare, forzosamente attraversata dallo spettro e il suo voler essere ricordato bene, in quanto unico, insostituibile.

Nel secondo, in un flashback, una coppia con bambina: Riccardo, storico e nostalgico fissato con Paul Ricoeur e i sinonimi; Simona, quasi danzatrice e eccentrica fissata col sole e coi vestiti a fiori; la figlia Alice, da subito troppo sensibile, fissata col voler intorno gente che le parli. Quindi la morte di Simona, dopo protratta e non identificata malattia.

Nel terzo atto c’è un’Alice cresciuta e a sua volta neo-madre che ritrova il vecchio padre Riccardo, sulla tomba della madre morta anni prima; ragionano non senza conflitti, su quell’assenza anticipata che sempre -e chissà se sempre meno o nel tempo ancora di più - ha marcato una rottura nel racconto delle loro vite.