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Classic art

La sala d'attesa

A San Pier d'Isonzo spettacolo contro la violenza sulle donne
28479
(ph. Silvana Rossit)
San Pier d'Isonzo
via Roma 36
Teatro parrocchiale
31/03/19
18
334 1717281

L'associazione Teatro2, assieme ai comuni di Fogliano Redipuglia, Monfalcone e San Pier d'Isonzo ripropongono lo spettacolo “La sala d'attesa”, dramma sulla violenza contro le donne, scritto da Stefania De Ruvo. Un testo potente, caratterizzato da una scrittura semplice e immediata, vincitore nel 2018 del “Il Premio Fersen alla Regia e alla Drammaturgia Italiana Contemporanea”. Sei donne con personalità differenti si ritrovano ad attendere assieme in un'anonima stanza. I loro destini sono legati da un sottile filo rosso.

Lo spettacolo ha debuttato il 25 novembre scorso al Teatro comunale di Monfalcone nella Giornata contro la violenza sulle donne e ora replicherà in collaborazione con il Comune di San Pier d'Isonzo, domenica 31 marzo alle ore 18 presso il Teatro di San Pier. In scena ci saranno le attrici Gilda Aloisio, Francesca Arcidiacono, Annalisa Del Neri, Cristina Pagliara, Marilisa Trevisan, Alessandra Zanutto; la scenografia è di Andrea Pahor e la regia è stata affidata a Stefania Maffeis. Le musiche, composte da Aljosa Gergolet, fotografie di Valeria d'Alberto, accompagnano la voce di Alessia Trevisiol. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza all'Associazione “Da donna a donna” di Ronchi dei Legionari. Info: tel 334 1717281 - 339 5224933.

 

“La sala d’attesa” è un dramma che affronta, non senza acuto sarcasmo e amaro cinismo, Il tema, purtroppo attualissimo, della violenza di genere.

Violenza che ha radici culturali profonde, e che esprime una mentalità che ancora privilegia la preminenza maschile, contrapponendola alla dipendenza femminile. Basti pensare che nel 1860 Giuseppe Mazzini ha dedicato pagine illuminate (queste sì) al tema della discriminazione di genere: “Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione disuguale e una perenne oppressione di leggi, quell’apparente inferiorità intellettuale dalla quale oggi argomentano per mantener l’oppressione. … non v’è uomo né donna; ma l’essere umano, l’essere nel quale, sotto l’aspetto d’uomo o di donna, s’incontrano tutti i caratteri che distinguono l’umanità dall’ordine degli animali: tendenza sociale, capacità d’educazione, facoltà di progresso” (I doveri dell’uomo, 23 aprile 1860).

Deve quindi farci riflettere che ai nostri giorni la donna abbia ancora difficoltà ad affrancarsi, a difendersi da quella violenza a volte subdola, sottile, quella che non sempre lascia segni visibili, una violenza che toglie la consapevolezza della propria innocenza, che toglie l’identità.

Non a caso le donne nella “Sala d’attesa” non hanno un nome, a testimonianza dell’identità violata.

Perché le donne ancora oggi spesso sono vittime della sfiducia nelle loro capacità, e quindi scambiano la prepotenza ed il potere di controllo dell’uomo in sana gelosia e giusta separazione dei ruoli.

Infatti, nel lavoro di Stefania De Ruvo vedremo che, anche di fronte all’epilogo più infausto – la morte – la donna non smette di “assolvere” il suo persecutore, relegando nell’oblio la violenza e l’ingiustizia subite.

Solo con l’aiuto delle altre donne che condividono quell’attesa, pian piano ciascuna recupererà la memoria e quindi la propria identità perduta (solo all’uscita dalla sala d’attesa le donne torneranno in possesso del proprio nome).

La forza delle donne, ci insegna questo lavoro di Stefania De Ruvo, sta nel coraggio che si alimenta con la condivisione, con la immedesimazione, per vincere la paura di scoprire o anche solo di ricordare la verità. In questo modo si può cominciare a sperare che queste tragedie possano, se non scomparire, almeno ridursi di numero.