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Classic art

La Casa Vecia

Grado riabbraccia l'opera di Giovanni Marchesan Stiata
23860
(ph. ertfvg)
Grado
via Marchesini 31
Auditorium Marin
16/02/18
20.45

Come da tradizione, la stagione teatrale dell’Auditorium Biagio Marin ospita il nuovo spettacolo dell’Associazione Grado Teatro, che presenterà La casa vecia, pièce di Giovanni Marchesan Stiata, uno degli autori di riferimento della compagnia gradese diretta da Tullio Svettini.
Lo spettacolo è, in realtà, un adattamento di quello che andò in scena la prima volta nel lontano 1991. Dopo la Trilogia istriana (Tasi Nino che no xe el momento, 1988; Le cortègae, 1989 e Radighi, 1990) che segnava il debutto della neo costituita Associazione Grado Teatro, La casa vecia fu il primo lavoro teatrale di Marchesan Stiata che l’Associazione teatrale metteva in scena dopo i fasti del Piccolo Teatro Città di Grado.

La casa vecia era anche il primo spettacolo musicale comprendente ben undici canti che furono musicati dal Maestro Ferruccio Tognon. Protagonista dello spettacolo fu l’indimenticabile Giglio Boemo, vera maschera del teatro graisàn, assieme ad una numerosa schiera di attori gradesi e friulani. Lo spettacolo ebbe diverse repliche non solo a Grado ma anche a Gorizia, Romans d’Isonzo, San Daniele del Friuli, Pontebba, Sequals e Trieste. A distanza di quasi ventisette anni La casa vecia viene riproposta, leggermente rivisitata dall’autore (classe 1933), in chiave brechtiana, essendo lo spettacolo del tipo cabaret e diviso in quadri come nella migliore tradizione del varietà.

Scrive l’autore, nonché poeta-navigante, nella presentazione dello spettacolo in due tempi con musiche, in dialetto “graesàn”: «Dovemo sta più insieme, comò ‘na volta… e d’inverno a contasse le storie duti intorno ‘l fugher al coldo. Storie de co in paese gera i Patriarchi e in “Corte” gera al palasso del Conte venessian… storie de maravege… de “Varvuole” e de fame granda e de guera… Si … dovemo a contassele queste storie, perché xe ‘l nostro vive de geri che massa svelto veno desmentegao. E sto paese, sta vecia casa… ne recorda dute ste robe… e le case nove invece… cancela duto in poco tempo…».

L’essenza di questo spettacolo risiede in questo discorso conclusivo del “pescaòr Checo” e della vecchia Marta.