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Classic art

L’onore perduto di Katharina Blum

Un atto d’accusa contro l’uso doloso dei mezzi di comunicazione
(© Simone Di Luca)
17/12 e fino al 19/12
20.45 (19/12 ore 19.30)
Udine
via Trento 4
Udine

Un giallo avvincente, mozzafiato, attualissimo sull’uso doloso media deve la tensione del thriller si intreccia con una storia d’amore e con una tagliente critica sociale, che colpisce le distorsioni della comunicazione creatrice di false verità in nome del denaro. È L’onore perduto di Katharina Blum, la nuova produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia tratta dall’omonimo romanzo graffiante e sorprendentemente antesignano che lo scrittore tedesco Heinrich Böll ha pubblicato nel 1974.

L’idea di portarlo dalla pagina alla scena è di Franco Però che ne ha riconosciuto la forza e l’incisività con cui “parla” al nostro presente, e che ne ha affidato l’adattamento a Letizia Russo. Lo spettacolo vede protagonisti sulla scena  due attori molto conosciuti e apprezzati dal grande pubblico, Elena Radonicich (Stella Mariani ne La porta rossa) nel ruolo del titolo e Peppino Mazzotta (l’avvocato Fazio de Il commissario Montalbano)  in quello dell’avvocato Hubert Blorna, attorniati da alcuni attori di riferimento della Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra e Maria Grazia Plos.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con gli Stabili di Napoli e Catania, vede le scene di Domenico Franchi, le luci di Pasquale Mari ed i costumi di Andrea Viotti.

L’irreprensibile segretaria Katharina Blum incontra ad un ballo di carnevale Ludwig Götten, piccolo criminale ricercato dalla polizia in quanto sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui, se ne innamora e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Mentre la giovane viene brutalmente interrogata dalla polizia, con la quale collabora solo in parte, lo spietato giornalista Werner Tötges ne viola ripetutamente la privacy e manipola le informazioni raccolte, trasformandola prima in una complice del bandito e poi in una vera e propria estremista. La vita di Katharina è distrutta, le sue relazioni sociali gravemente minate, il suo onore compromesso…

Se pure la vicenda è ambientata in una Germania prima della caduta del Muro, ancora divisa e immersa nella psicosi del terrorismo politico, sono tanti i riferimenti emblematici che ci riportano al nostro presente: la sfrontatezza con cui la stampa scandalistica cavalca il gusto voyeuristico di una massa di benpensanti pronti a fare propria ogni menzogna e manipolazione; la facilità di cadere nelle fake news amplificate da vecchi e nuovi media; la velocità con cui si mette in moto la “macchina del fango”. Il tema è carico di tensione drammatica ma Böll lo tratta con l’arma dell’ironia, parodiando il linguaggio della stampa scandalistica con i suoi luoghi comuni, le sue moralizzazioni spicciole, le sue espressioni alla moda, la sua piattezza. Forme di violenza e di superficialità di incredibile attualità, come attuali ci appaiono tutti i personaggi, tratteggiati con precisione e profondità introspettiva. «Chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi» scriveva Heinrich Böll nel 1959: una riflessione che vale oggi come allora, con la differenza che la “dinamite” può celarsi anche fra i pochi, precipitosi caratteri di un tweet.