Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni
Classic art

Intermezzi tra Palandrana e Zamberlucco

Un ensemble, due attori e cinque mimi
27320
(ph. ertfvg)
San Vito al Tagliamento
via Manfrin
Auditorium Comunale
11/11/18
20.45

Un progetto ideato e diretto da Donatella Busetto, eseguito dall’ensemble Cenacolo Musicale con la partecipazione di Anastasia Cazzola e Virgilio Bianconi (nei ruoli di Palandrana e Zamberlucco) e di cinque mimi (Alice Rubert, Anna Droppovà, Niki Lada, Daniel Bastos, Marlon Zighi Orbi), per la regia di Marco Bellussi.

I tre Intermezzi tra Palandrana vecchia vedova e Zamberlucco giovine da bravo, questo il titolo completo, musicati dal Cavalier Alessandro Scarlatti, ebbero una prima rappresentazione presso il Teatro San Bartolomeo di Napoli nel 1716.
Destinati all’intrattenimento del pubblico partenopeo durante gli intervalli dell’opera seria Carlo d’Alemagna dello stesso Scarlatti, godettero di buon successo nel XVIII secolo, per uscire drasticamente di repertorio dal XIX secolo in poi. I gusti e le mode musicali dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, hanno fortemente penalizzato la tipologia dell’intermezzo settecentesco, lasciando alla sola Serva Padrona pergolesiana l’onore e l’onere di rappresentare l’intero genere.
Fortunatamente, la rivalutazione dell’opera antica e una particolare attenzione ad esecuzioni filologicamente corrette, hanno permesso una sostanziale inversione di tendenza, caratterizzando una felice stagione di baroque renaissance ancora oggi viva e prospera.

Nell’intermezzo di Alessandro Scarlatti regna incontrastata la più cinica rappresentazione d’una palese misoginia che non ha vergogna di sé stessa: le donne vengono paragonate a bestiole, vengono irrise per le loro pulsioni amorose, vengono sfruttate e poi brutalmente rifiutate e mortificate quando in loro svanisce la bellezza. Ma il Cavalier Scarlatti riesce a compiere un vero prodigio di riequilibrio delle dinamiche drammaturgiche: chi ascolta l’opera ha fin da principio il presentimento che l’arroganza maschile non resterà a lungo impunita.