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Classic art

Il Fuoco del Radio

A Trieste la storia della scienziata polacca due volte Premio Nobel
22274
Trieste
via dei Fabbri 2/a
Teatro dei Fabbri
17/11/17
20.30

Nell’ambito delle proposte di teatro contemporaneo della Contrada tre gli spettacoli in programma al Teatro dei Fabbri a partire da venerdì 17 novembre dalle 20.30. Il primo, “Il Fuoco del Radio. Dialoghi con Marie Curie”, tratto dal testo di Luisa Crismani e Simona Cerrato, porta in scena da Ariella Reggio insieme a Marzia Postogna, Francesco Godina e Elke Burul, che ne cura anche la regia, la storia della scienziata polacca due volte Premio Nobel che, con i suoi studi sulla radio-attività, ha spalancato le porte della ricerca scientifica al genere femminile e che ha significato molto nella storia universale della scienza. Sul palcoscenico, in una dimensione fuori dal tempo, la Sklodowska – questo il nome di Marie Curie alla nascita – è nel suo primo laboratorio, quel laboratorio malandato e ricavato da un vecchio magazzino, che l’accompagnerà fedele per gran parte della sua esistenza e che sarà il luogo che vedrà gioie e dolori di un percorso accidentato e faticoso ma non privo di grandi successi. In un vecchio capannone con il pavimento in terra battuta, un forno d’estate e una ghiacciaia d’inverno, con tenacia e perseveranza per ben quattro anni, dal 1898 al 1902, Marie analizzò 8 tonnellate di pechblenda per isolare un decigrammo di radio. Ma alla fine dei suoi sforzi riuscì a dimostrare alla comunità scientifica l’esattezza della sua ipotesi: il radio è un elemento autentico e quello che ancora non sa è che la ucciderà. Sul palco la sua passione, la sua ragione di vita, un’avventura dalla quale con sacrificio e dedizione emergeranno verità nascoste, orizzonti sconosciuti che alimenteranno il progresso del futuro bene comune. Nel 1903, insieme al marito Pierre Curie e a Henry Becquerelle, la Sklodowska ricevette il suo primo premio Nobel per la fisica. Più tardi fu insignita di un secondo Nobel, questa volta per la chimica. Marie Curie dedicherà letteralmente la vita alla sua ricerca e morirà nel 1934 di anemia perniciosa, conseguenza della lunga esposizione alle sostanze radioattive. Il testo è stato sottoposto dalle autrici alla supervisione dell’astrofisica Margherita Hack.