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Meeting

Altrove 1915-18

25216
Ronchi dei Legionari

Auditorium Comunale
19/05/18
lunedì, mercoledì, venerdì 10-12/16-19; sabato e domenica 10-12

Altre date

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Si intitola “Altrove 1915-1918. Memorie dal campo di Wagna e altre storie di profughi” la mostra allestita a Ronchi dei Legionari, nell'Auditorium comunale, che verrà inaugurata sabato 12 maggio alle ore 10. Si tratta di un nuovo parziale allestimento della mostra realizzata dal Consorzio Culturale del Monfalconese e dalla Fondazione Carigo un anno fa a Gorizia: l'Amministrazione comunale di Ronchi ha fortemente voluto che fosse programmato questo nuovo allestimento per sottolineare il particolare coinvolgimento nelle storie della profuganza della comunità locale, gemellata tra l'altro con il Comune di Wagna, sede del campo profughi che ospitò migliaia di sudditi austriaci dell'Isontino e dell'Istria.

La mostra – ridotta rispetto all'allestimento goriziano per motivi di spazio - ripercorre le storie degli abitanti di Gorizia, del Monfalconese e dell’Isontino che durante la Grande Guerra vissero l’esperienza della profuganza, con particolare riferimento al Flüchtlingslager di Wagna.

Fu un fenomeno di grande portata: 240 mila persone che dal fronte austro-italiano si spostarono, a seguito di evacuazioni forzate o spontaneamente, verso le aree interne dell’Impero Asburgico e circa 630 mila profughi – compresi i friulani e i veneti fuggiti dopo Caporetto – che in momenti diversi trovarono ricovero nel Regno d’Italia. Destinazioni diverse ma un unico destino: quello dell’allontanamento dalle proprie case e dai propri affetti e dello straniamento che ne conseguì.

“Si tratta di storie oggetto di un lungo silenzio storiografico ma di una tenace memoria popolare – commenta il curatore Paolo Malni – storie diverse, come differenti furono i contesti in cui i profughi vennero gettati dalla violenza della guerra, ma accomunate dall’esperienza dello sradicamento, dell’essere costretti a vivere lontani dalle proprie case e dalle proprie patrie, fra genti di culture diverse, in luoghi sconosciuti, in una parola, altrove”.

Le voci dei protagonisti di quell’esodo accompagnano il visitatore lungo il percorso. Sono testimonianze, registrate e raccolte dal Consorzio Culturale del Monfalconese fino agli anni Novanta, quando era ancora possibile parlare con i protagonisti di quell’esodo, e ricordi scritti, tratti da diari e lettere o trascritte da interviste, che conservano, per scelta, la “lingua” originale di chi quelle vicende le ha vissute e raccontate: il dialetto, il friulano, un italiano non impeccabile dal punto di vista grammaticale.

Con un ricco apparato iconografico e accurati approfondimenti storici, la mostra propone la presentazione di quello che fu un fenomeno europeo, per poi dedicare ampio spazio alle condizioni di vita dei profughi a partire dalle prime evacuazioni e dal loro trasferimento, su carri bestiame, dai centri raccolta di Gorizia ed Aurisina fino a Leibnitz (Stiria), da dove i meno abbienti furono trasferiti dapprima in Ungheria e poi in Austria, collocati in campi costituiti da baracche di legno (il cosiddetto Barackensystem) o dispersi nell’Impero, dalle regioni austriache alla Boemia e alla Moravia.

Al centro dell’esposizione il campo che sorgeva accanto al villaggio rurale di Wagna, in Stiria, dove circa 20 mila profughi trascorsero gli anni di guerra, stipati in strutture lunghe 51 metri che ospitavano fino a 400 persone l’una. Oltre alla fame e alle precarie condizioni igienico sanitarie, la gestione del campo quanto mai autoritaria e le dure restrizioni alla libertà di movimento caratterizzarono la permanenza dei profughi.

“Profughi in Italia” è il titolo della sezione che chiude il percorso espositivo, dedicata alla ricostruzione delle vicende dei profughi che furono ricoverati in colonie istituite lungo tutta la penisola, in particolare in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana e Campania, tra cui le maggiori a Cordenons, Diano Marina (Imperia), Genova, Torino e Firenze.

“La mostra Altrove – sottolinea il Presidente del Consorzio Culturale del Monfalconese, Davide

Iannis – nasce dalla volontà di ricomporre i tasselli di una memoria collettiva che rischia di andare perduta e che appartiene a tutti noi. Questa mostra, resa possibile anche grazie alla preziosa collaborazione di enti pubblici e di privati, è stata concepita come un percorso itinerante, pensato per poter essere traslato in altri spazi, per diffondere il più possibile i ricordi di quel passato. L'allestimento di Ronchi è la concreta realizzazione del desiderio di rendere fruibile il lavoro di ricerca e ricostruzione che ha impegnato per anni l'Archivio della Memoria del Consorzio Culturale del Monfalconese.

La mostra è corredata da una agile “guida” edita dal Consorzio Culturale del Monfalconese e a cura di Paolo Malni, disponibile in italiano, con traduzioni in lingua slovena e inglese. Un volume, riccamente illustrato, con testi in italiano e inglese, raccoglie buona parte dei documenti e delle immagini utilizzate nell'allestimento.