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Meeting

The Dark Demon

Esposti gli scatti della monfalconese Giulia Scarel
32444
(ph. Giulia Scarel)
Monfalcone
via Duca d'Aosta 83
Caffè Storico Carducci
28/01/20
7.30-22

Parte dalla sua città natale il progetto fotografico di Giulia Scarel, intitolato "The Dark Demon", che verrà presentato nella città dei cantieri sabato 25 gennaio alle 18 presso lo Storico Caffè Carducci di Monfalcone di via duca d'Aosta 83. A presentare l'evento sarà Adriano Segatori.

Giulia Scarel, 23 anni, laureanda del Corso di Laurea triennale in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa mediterranea all’università Ca’ Foscari di Venezia, ha scoperto la passione per la fotografia quando all’età di cinque anni ha usato per la prima volta una fotocamera. Da allora questa passione non ha fatto altro che rafforzarsi diventando con il tempo non solo un modo per raccontare la sua realtà, ma un mezzo con il quale immortalare il dolore, l’ansia e la paura che per molti anni la hanno perseguitata come l’ombra di un oscuro demone che tentava di soffocare le sue grida nel silenzio e nella solitudine.

Quando ha deciso di scattare queste foto non avrebbe mai immaginato dove la avrebbero portata, e il modo in cui le avrebbero cambiato la vita.
Tutto è iniziato con la decisione di seguire il corso di fotografia avanzato tenuto a Mestre dall’associazione culturale “Il Tempo Ritrovato”. Lo scopo del corso era quello di realizzare quattro scatti rappresentanti un soggetto e una tecnica fotografica a libera scelta. Giulia passò quattro lezioni a domandarsi cosa avrebbe potuto realizzare, e la sera prima della fine del corso a realizzare la sua idea: immortalare ciò che a parole non era mai riuscita ad esprimere o a far capire con chiarezza alle persone care.
Optò per la tecnica dell’autoritratto e la “depressione” come soggetto da rappresentare. Sembrava un’idea ambiziosa considerato il fatto che mai prima d’ora aveva provato a scattare delle foto per così dire artistiche. La paura svanì non appena scattò la prima foto e un fiume di idee la travolse. Impiegò poco più di sei ore per terminare i quattro scatti richiesti per la fine del corso. Giunto il momento di presentare il progetto spiegò che aveva optato per l’autoritratto perché essendo una cosa molto personale nessuno sarebbe stato in grado di rappresentare meglio di lei il suo senso di angoscia e malinconia. Spiegò inoltre che aveva deciso di trasformare il suo fidanzato Federico nella personificazione della “sua depressione” perché era l’unica persona con la quale riuscisse ad aprirsi a tal punto da mostrare le “debolezze” senza doversi vergognare, giustificare o senza provare disagio. Per Giulia quel progetto rappresentava un modo per affrontare le paure e guardare la depressione dritta negli occhi, come se stesse guardando un vecchio amico e non un divoratore di anime.
L’insegnante fu entusiasta e i colleghi di corso, dopo un iniziale momento di perplessità, una volta ascoltata la storia e la motivazione che la aveva spinta a scattare quelle foto, uno a uno si alzarono e vennero a complimentarsi più per il coraggio che aveva mostrato nel mettere a nudo la sua persona che per le foto in sé. Uno di loro le disse: “Sappi che non sei da sola, in questo siamo insieme”.

In quel momento capì l’importanza di ciò che aveva fatto: mostrando la sua umanità aveva permesso di fare lo stesso anche a coloro che la circondavano. Quello fu il giorno in cui Giulia decise di prendere in mano la vita e sistemare le cose.
Desiderava risolvere la situazione cosicché da poter ispirare anche gli altri a fare lo stesso. Voleva creare qualcosa che fosse in grado di trasmettere tramite una reazione visiva ed emotiva ciò che significava per lei soffrire di depressione e lanciare un messaggio di speranza ad altri ragazzi e ragazze che come lei portano sulle spalle il peso di questa oscurità. Voleva ispirare gli altri a trovare il coraggio per lottare facendo loro capire che per quanto soli ed esclusi dal mondo ci sembra di essere, là fuori c’è e ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltarci, a provare a capirci e ad aiutarci. Qualcuno che come lei ha provato o prova le stesse cose.
Quando qualche settimana dopo ricevette la telefonata di un amico di famiglia, persona che rispetta e ammira, e che l’ha vista crescere e sempre incoraggiata a coltivare le passioni, chiese se le sarebbe piaciuto scattare altre foto per organizzare un evento insieme sull’argomento, e ha capito immediatamente che quella era l’occasione che stava  ricercando per fare un primo passo verso la realizzazione del suo desiderio. "Accettai con entusiasmo senza sapere che le ultime cinque foto sarebbero state per me le peggiori sia a livello psicologico che emotivo: a ogni scatto corrispondeva una rievocazione di un evento doloroso del passato e ad una battaglia interiore verso la libertà. Ci vollero diversi mesi per riuscire a completare gli ultimi cinque scatti", racconta Giulia.
Con questo progetto e questa mostra fotografica Giulia Scarel spera di riuscire non solo a esprimere la gratitudine verso la fotografia che le ha permesso di superare molteplici ostacoli, verso le persone che l’hanno sostenuta durante tutta la vita e il percorso verso la guarigione e quelle che non hanno mai messo in dubbio il suo potenziale, ma anche e soprattutto riuscire a trasmettere forza e coraggio a tutti quei giovani che come lei si sono persi e ora brancolano nel buio. "La vita è un dono prezioso, è qualcosa di magico che ognuno di noi merita e che ognuno di noi può usare per creare qualcosa di meraviglioso e rendere questo mondo un posto migliore. Non dobbiamo mai arrenderci, ma lottare contro i nostri demoni e diventare i nostri stessi eroi." questo è il messaggio di Giulia Scarel.

La mostra potrà essere visitata continuamente fino a giovedì 6 febbraio dalle ore 7.30 alle ore 22, escluso il lunedì. 

Paolo Posarelli