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Meeting

L'indispensabile superfluo

A Gorizia un viaggio nel tempo tra le icone dello stile
29231
Gorizia
viale XX Settembre 14
Palazzo Coronini
07/11/19
da mercoledì a sabato 10-13/15-18; domenica 10-13/15-19

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Se oggi sono considerati essenziali, quasi più dell’abito stesso, altrettanto importante fu il ruolo degli accessori di moda nei secoli passati: oggetti che sono stati veri e propri status symbol, capaci di rivelare non solo la classe sociale di appartenenza ma anche la personalità di chi li portava. Le collezioni Coronini, legate alle vicende di un’antica famiglia aristocratica, offrono un osservatorio privilegiato per scoprire come ogni epoca ebbe le sue “icone di stile”, con regole e cerimoniali che ne disciplinavano l’uso e condizionavano le abitudini della vita quotidiana. Dai ventagli ai cappelli, dai bastoni da passeggio alle “galanterie”, senza dimenticare guanti e borsette, gli accessori incisero su gusti, stile e comportamenti. Un viaggio nel tempo che si potrà intraprendere grazie alla mostra “L’indispensabile superfluo. Accessori della moda nelle collezioni della famiglia Coronini”, allestita dalla Fondazione Coronini Cronberg nelle Scuderie e nel Palazzo di viale XX Settembre a Gorizia. L’esposizione sarà visitabile da sabato 13 dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 da mercoledì a sabato, la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.

Ventagli, colli, scialli e mezzari

Nel lungo percorso di accumulo, incrementato da eredità e acquisti, che ha portato alla formazione del patrimonio lasciato dal conte Guglielmo Coronini (1905-1990), l’abbigliamento è stato duramente provato dal trascorrere del tempo e dal processo di selezione attuato dalla stessa famiglia, ma gli accessori della moda colmano fortunatamente questa lacuna. Per numero e qualità degli esemplari al primo posto si collocano i ventagli, accessori preziosi di grande bellezza a lungo anche strumento di seduzione, espressa attraverso un linguaggio segreto codificato nell’800 da manuali di comportamento e riviste di moda. Databili dal XVIII al XIX secolo, si possono ammirare ventagli Rococò, ventagli brisé, ossia costituiti da stecche rigide unite da un nastro, in stile neoclassico e neogotico, ventagli raffinatissimi della prestigiosa manifattura parigina Alexandre, ventagli in pizzo e grandi ventagli in piume di struzzo. Seguono poi gli accessori in merletto, soprattutto colli, colletti e polsini, a cui si affiancano fazzoletti, scialli e cuffie. Sono tutti pezzi di altissima qualità, prodotti a Venezia, in Francia e nelle Fiandre che consentono di seguire l’evoluzione degli ornamenti da collo a partire dalle rigide gorgiere fino alla moderna cravatta, di cui si espongono alcuni esemplari appartenuti al conte Francesco Coronini (1899-1964), noto per il suo ineccepibile gusto nel vestire. A un appassionato del periodo Biedermeier come il conte Guglielmo non poteva sfuggire l’importanza degli scialli in cachemire, tanto amati da Giuseppina Bonaparte e rimasti in voga per tutto l’800, di cui si conservano alcuni pregevoli esemplari. Assimilabili ai cachemire, per l’ispirazione a decori orientali e per l’uso che se ne faceva, sono anche due mezzari genovesi, grandi teli di cotone stampati con il motivo dell’albero della vita che le donne indossavano sopra la testa come veli o scialli.

Bastoni da passeggio, parasole e “galanterie”

Le belle impugnature in argento hanno favorito la conservazione di alcuni bastoni da passeggio dell’800 oltre a quelli che gli ultimi componenti della famiglia usavano per essere alla moda, come il conte Francesco, o per necessità come l’anziana contessa Olga. Dei graziosi parasole da signora, impiegati dalle dame fin dal Settecento per proteggere il candore della pelle dai raggi del sole, restano purtroppo solo i due esemplari collocati nelle sale del Palazzo, che il conte Guglielmo Coronini aveva ingegnosamente trasformato in paralumi, per mezzo di lunghi bastoni inseriti all’interno di capitelli. Troppo grandi e pesanti per poter essere maneggiati da una signora erano probabilmente destinati a essere tenuti da un servitore, secondo un’abitudine che perdurava ancora nel ‘700. A questa stessa epoca risalgono anche tabacchiere in oro e piccoli astucci laccati o smaltati, “galanterie” che, insieme a ricercati fazzoletti bordati di pizzo, non potevano mancare nelle tasche di dame e gentiluomini per essere platealmente esibiti al momento opportuno. Accanto a questi anche alcuni piccoli oggetti che evocano abitudini e comportamenti di altri tempi, come una boccetta porta sali e un carnet da ballo.

Guanti, borsette e cappelli

E ancora guanti, borsette e cappelli, databili, salvo poche eccezioni, dalla fine del XIX secolo. Si tratta per la maggior parte di oggetti utilizzati dagli ultimi Coronini, non solo Guglielmo, Nicoletta, Francesco, e i loro genitori Olga e Carlo, ma anche la sorella di quest’ultimo, Carmen, che a Vienna aveva intrapreso una brillante carriera nel campo dell’anatomia patologica. Priva di discendenti, lasciò tutto il suo patrimonio al nipote Guglielmo, che, dopo la sua morte nel 1968, riportò a Gorizia oltre ad arredi, gioielli e opere d’arte anche numerosi effetti personali, tra cui alcune interessantissime borsette degli anni Venti e Trenta. Spicca tra queste un’elegante pochette prodotta dal dipartimento di moda della Wiener Werkstätte, l’innovativo laboratorio di design legato alla Secessione viennese. Piuttosto classici e sobri sono i cappelli appartenuti alla contessa Olga e a sua figlia Nicoletta, molti dei quali acquistati nella modisteria goriziana “Rosa Mungherli”, attiva dalla fine dell’Ottocento. Fino agli anni ‘50, le contesse Coronini non smisero di concepire il cappello, senza cui non era pensabile uscire di casa, come irrinunciabile espressione di classe e di status, non diversamente dagli esponenti maschili della famiglia nel cui guardaroba c’erano modelli molto formali come il cilindro e la bombetta, prodotti anche da manifatture prestigiose come la Borsalino di Alessandria. Da segnalare, oltre ad alcune cappelliere, il baule degli anni Settanta dell’800 realizzato dalla manifattura di Louis Vuitton, futura icona della moda che si impose inizialmente all’attenzione internazionale proprio grazie ai suoi elegantissimi accessori da viaggio.

Curata da Cristina Bragaglia Venuti, come il catalogo edito dalla Leg con il testo introduttivo di Raffaella Sgubin, la mostra è realizzata grazie al contributo della Regione, con il patrocinio del Comune, la collaborazione del Servizio ricerca, musei e archivi storici di ERPAC e della Fondazione Scuola Merletti di Gorizia. Si è inoltre rinnovata anche quest’anno la collaborazione con il Liceo artistico Max Fabiani di Gorizia i cui allievi, grazie a un progetto con le sezioni di moda, scultura, grafica e pittura, hanno realizzato all’ingresso delle Scuderie un allestimento multidisciplinare dal titolo “Non solo cappelli”.