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Meeting

Danubius Umbratilis

Dal romanzo di Claudio Magris, a Gorizia una mostra sul confine tra barbarie e civiltà
21177
Gorizia
piazza De Amicis 2
Palazzo Attems
13/10/17
10-18
3,50

La mostra “Danubius Umbratilis” sarà presentata dalla dottoressa Raffaella Sgubin, alle ore 18 del giorno 8 settembre 2017 nelle sale dei Musei Provinciali di Gorizia a Palazzo Attems Petzenstein. L’esposizione è incentrata sui dipinti degli artisti Sergio Pausig e Gian Carlo Venuto e sulla cartella grafica “Danubius Umbratilis” con l’incipit di Fulvio dell’Agnese, realizzata dalla Stamperia d’Arte Albicocco di Udine. L’omaggio di “Danubius Umbratilis” è liberamente ispirato al libro “Danubio” di Claudio Magris.

Il progetto “Danubius Umbratilis” nasce sul Limes danubiano, là ove l’impero romano incontra il dato barbarico e l’affinità elettiva di due artisti si mette in gioco per raccontare mondi lontani, seppur distanti il solo varco, immaginario, di una linea. Da un lato del Limes è Sergio Pausig, dall’altro Gian Carlo Venuto. L’uno parla di barbarie, l’altro di civiltà. Entrambi si esprimono nell’omaggio alla fonte letteraria di Claudio Magris, che al Danubio rimanda per il “viaggio sentimentale dalle sorgenti del grande fiume fino al Mar Nero”. Ne nasce una cartella che conosce nella risoluzione calcografica le tecniche della ceramolle e dell’acquatinta lavis. Conosce anche i saperi antichi dello stampatore Corrado Albicocco e i profumi della stamperia, che tra inchiostri e acidi racconta una tecnica misteriosa e rivela l’attimo che tra lastra e foglio svela,  come in uno specchio, il lavoro della mente e della mano. Da un lato del Limes, Pausig racconta la vegetazione incontaminata, irruenta, ingovernabile. Dall’altro Venuto nella pacatezza di un fregio esprime il controllo del mondo e il suo governo in un’antropizzazione che tutto fa proprio. Le grandi stampe calcografiche, nella loro moltiplicazione, argomentano distanze, alimentano scambi, sostengono differenze, visibili oltre il dato dell’opera, in un affondo storico denso di contemporaneità. In gioco è il confine che diviene attualità nel suo senso profondo di limes che tutto abbraccia e separa e che dal dato fisico diviene culturale, sino a farsi condizione mentale, psichica, esistenziale.

Di Fulvio Dell’Agnese è l’incipit, che vive la dimensione particolare di compresenza sulla scena eppure di commento; le parole abitano lo stesso foglio delle incisioni, senza intrecciarvisi se non nella sfera di senso, che coinvolge anche i modi del loro proporsi: il testo si specchia sulla sua traduzione, come l’immagine si sdoppia nel riflesso del fiume.

Perché lungo il limes danubiano, come dice la scrittrice Marina Mander, prende forma un doppio sogno, “in quel territorio di mezzo fluttuante tra conscio e inconscio che gli artisti sanno bene esplorare”.