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Classic art

Mi amavi ancora...

In scena Ettore Bassi e Simona Cavallari
32821
Latisana
via Vendramin 72
Teatro Odeon
19/02/20
20.45

Possiamo davvero conoscere l’altro, o la sua faccia rimane ancora, pur essendo familiare, una maschera? Realtà, immaginazione, paura, risate e fantasia si mescolano in Mi amavi ancora…

Protagonisti dello spettacolo, diretti da Stefano Artissunch, due attori amatissimi dal pubblico: Ettore Bassi e Simona Cavallari.

La vicenda ha inizio con la morte dello scrittore e drammaturgo Pierre in un incidente d’auto. Nel tentativo di mettere ordine ai documenti, Anne, la vedova, scopre gli appunti presi per la stesura di una futura commedia, che tratta di un uomo sposato, scrittore, appassionato e innamorato di una giovane attrice. Fiction o autobiografia? Il dubbio si agita e inizia un’indagine febbrile. Anne si persuade che il testo narri l’infedeltà di Pierre e va alla ricerca della donna, sua antagonista. Si appella ai suoi ricordi e a Daniel, migliore amico di Pierre, un personaggio brillante e forse segretamente innamorato di lei, che cerca di rassicurarla, ma ci riesce solo a metà. Anne persevera nella sua ricerca e decide di contattare l’attrice Laura Dame che è menzionata nelle note della commedia del marito. Sospetta che sia lei l’amante, scruta il passato, domanda a chi la circonda, cammina in un pericoloso labirinto.

Quanto deve essere cercata la verità?

A proposito di Florian Zeller, autore del testo, racconta il regista: “Non mi capita spesso di leggere un testo teatrale e arrivare a commuovermi. Dicendo questo non voglio tradire la sua introspezione immaginandola solo come materia emotiva ma credo proprio che la fortuna di questo giovane autore vincitore di numerosi premi in Francia ed in tutti i palcoscenici del mondo sia una raffinata ed eccellente scrittura ricca di colpi di scena e densa di umorismo, dove il passato ed il presente giocano a nascondino come la verità e la menzogna. Zeller ci pone di fronte a poche certezze e ci solleva sempre molti dubbi”.

Dice invece Ettore Bassi: “Il soggetto è molto semplice ma propone una serie di sviluppi che diventano via via più intrecciati tra di loro e più maniacalmente inseguiti. L’intento dell’autore è di portate lo spettatore in un labirinto crescente di incertezze e di domande, che è poi il labirinto che percorre la protagonista. Questo per raccontare che la risposta non risiede mai nel fatto specifico: non conta cosa sia successo, cosa sia stato commesso, ma conta domandarsi: quanto è giusto e sensato rincorrere dei fantasmi che ci fanno paura, di fronte a qualcosa che non ci può dare alcuna risposta? Il bello del teatro oltre a porre spunti e riflessioni, è che porta una speranza, quella di vedere come simili paure non riguardano uno solo, ma sono universali”.